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LO SPONSOR E IL POTERE: I COMMENTI DI CASACCI E CASSIANI

Max Pezzali sarà il 26 luglio in piazza San Carlo per Traffic insieme con I Cani
Il post "Lo sponsor e il potere: la lezione di Traffic" che ho pubblicato ieri sul blog (articolo già uscito, peraltro, domenica 22 su "La Stampa") ha suscitato un interessante dibattito. Su Fb hanno postato due significativi commenti Max Casacci - presidente dell'associazione Traffic, nonché co-direttore del festival - e Luca Cassiani - presidente della Commissione cultura del Comune. Per vostra comodità li riporto qui, sul blog, con la mia risposta a Casacci.

Ecco il commento di Max Casacci

Max Casacci
Caro Ferraris, sulle qualità progettuali Traffic non accetta molto volentieri lezioni. Comprendiamo quanto la comunicazione social stimoli una la necessità quotidiana di esternazione, ma ci stupirebbe doverti spiegare quanto legame ci sia tra un'icona pop degli anni 90 (Max Pezzali) e una delle più sorprendenti realtà di rinnovamento dell'attuale canzone italiana: I Cani. Non sapevi che già avevano incrociato il loro percorso? Ci dispiace. Lo ritieni un accostamento troppo provocatorio? Ci spiace anche questo, ma lo riteniamo nell'elenco dei compiti di una direzione artistica. Se e dove la provocazione serve a illuminare meglio di percorsi, la pratichiamo. Anzi lo riteniamo un compito. Forse ti sembra strano che un direttore spieghi al pubblico "storico" di un festival , le coordinate all'interno delle quali una manifestazione prende forma? In questo caso la richiesta di grande inclusività diventa uno stimolo, al quale così rispondiamo. Spiegando ai fruitori come le scelte prendono forma, senza per questo manifestare presunti "imbarazzi". Hai sempre sostenuto la necessità che la cultura debba trovare forme di sostegno non esclusivamente pubbliche, hai sempre sostenuto che Pezzali sia un autore importante...e allora goditi la cover. https://www.youtube.com/watch?v=lZFW8Vot6Q8

Ecco la mia risposta

Caro Casacci, apprezzo le osservazioni, ma non capisco perché tu me le rivolga. Mi era sembrato di avvertire un certo imbarazzo nel tuo post: se non è così, tanto meglio. Non era questo il punto. Le mie "esternazioni" (e lo ammetto: come ognuno ben sa ho sempre avuto il vizio di "esternare" liberamente, fin da quando l'unico "social" conosciuto era il Buena Vista Social Club) nel caso specifico non riguardavano le scelte artistiche della direzione di Traffic, bensì il peso che su esse sembrano (a leggere il post in questione) aver avuto le esigenze dello sponsor. Voglio dire: non discuto se i Massive Attack siano meglio di Max Pezzali: semplicemente, nel post tu li citavi come esempio di artisti non graditi allo sponsor Lottomatica che (sono parole tue) "è interessata a sostenere iniziative molto molto popolari" per cui (sempre parole tue) "ad esempio i Massive Attack no perché troppo di nicchia, Max Pezzali sì perché decisamente più noto a un grande pubblico". Beh, io nel mio articolo dico soltanto che questa "prevalenza dello sponsor" un po' mi inquieta. E mi inquieterebbe anche se - per ipotesi - lo sponsor avesse voluto i Massive Attack e non Max Pezzali. Una manifestazione deve trovare sponsor, su questo siamo tutti d'accordo: ma costruire una manifestazione in base alle preferenze dello sponsor mi pare, come dire?, pericoloso. Precisato ciò, io che sono un vecchio arnese mi divertirò ascoltando Max Pezzali (che peraltro mi piaceva anche in tempi non sospetti, quando faceva inorridire gli intellettuali della musica), mentre magari parte del pubblico "storico" di Traffic avrebbe preferito i Massive Attack. Va a gusti, ma sono convinto che chi verrà in piazza sarà contento, e alla fine vincerà la musica. Lungi da me l'intenzione di impartire a Traffic lezioni sulle "qualità progettuali": Traffic fa bene a non accettarle, così come io non ne accetto sulla comunicazione, ambito in cui vanto un'esperienza quattro volte più lunga dell'esistenza stessa di Traffic.

Ed ecco il commento di Luca Cassiani

Luca Cassiani

Caro Gabo, il rischio è quel che ti dicevo e ti dico da tempo. Se pieghiamo tutto alla logica economica la cultura muore. Faremo solo grandi eventi con grandi sponsor per il grande pubblico... e le biblioteche, la musica dodecafonica, la musica da camera, gli artisti e i writer ad esempio, non li considererà più nessuno. Né i grandi sponsor né l'ente pubblico. E io sono molto molto preoccupato. Se produciamo e sosteniamo per "popular" solo le Orietta Berti, che va benissimo ed è una grandissima professionista, poi quelli come Luigi Tenco non potranno mai trovare spazi, pubblici, modalità per fare arte... e perderemo poeti, musicisti e artisti straordinari. Quelli che cambiano la cultura. Davvero.

E su questo proprio non ho niente da aggiungere. Sottoscrivo, e mi preoccupo.

Commenti

  1. Caro Gabo, non ho letto il tuo testo del 22 su La Stampa. L'ho letto solo oggi.
    Affronti argomenti essenziali per capire il destino che attende la cultura, in un orizzonte ampio.
    Ho sempre pensato che la cultura migliore sia quella che per esprimersi non debba chiedere "il permesso" ad alcuno, salvo trovare uno sponsor (o sponde).
    Con spirito libero e critico ritengo che ogni progetto culturale abbia il suo miglior sponsor nei contenuti propri: deve garantire divulgazione ampia in grado di suscitare curiosità, non essere fine a se stesso.
    Gli operatori culturali "militanti" (sì, ce ne sono ancora) se non trovano udienza, si arrangiano o cercano di esprimersi altrove.
    Hai gettato un sasso nello stagno del mainstream torinese dominante (e non solo): credo tu abbia ragioni sacrosante quando sottolinei la piegatura del progetto allo sponsor e al suo bacino di utenze (IREN sta perdendo contratti privati?) Lottomatica sta al Traffic Festival, come Sisal sta alla riqualificazione di Spina 3 (ma il paragone non è gradito...).
    Perché non organizzi un instant/discussion sull'argomento, magari alla Cavallerizza? (come avevi fatto al Circolo Lettori nell'aprile 2012, seppur in un ciclo già programmato?).

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