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SALONE, ASPETTANDO IL PROGRAMMA SI MOLTIPLICANO I DIRETTORINI

Qualcosa si muove. Il neo-direttore del Salone del Libro è impegnato a selezionare la squadra dei "responsabili d'area"
Il neo-direttore del Salone del Libro Nicola Lagioia si è trasferito a Torino ed è già al lavoro. I primi passi sono mettere a punto un progetto - che Lagioia non aveva pronto quand'è stato nominato - e formare la squadra: che sarà uno squadrone, almeno quantitativamente.

Otto responsabili d'area

In base alle ultime proiezioni, infatti, i "responsabili d'area" (volgarmente detti "direttorini") non dovrebbero essere tre o quattro, come s'è detto di recente, ma molti di più. Almeno sette o otto. Un ritorno all'idea originaria che prevedeva una complessa struttura di "capiredattori" mutuata da qualche telefilm americano sui giornalisti. La campagna acquisti è in atto. Di sicuro Lagioia ha fatto la proposta a Culicchia, Geda e Bajani. 

E' ora di vedere il progetto

Quanto al progetto, prima o poi dovrebbe venire alla luce. Antonella Parigi, il 13 ottobre, mi disse che l'avremmo visto "a fine mese", ma forse parlava di un altro mese. Il 14 ottobre, invece, il presidente pro-tempore del Salone, Mario Montalcini, ipotizzava un più prudente "fra una ventina di giorni": ne sono passati diciotto, vuol dire che dopodomani sapremo qualcosa.
Immagino che non sia facile inventarsi dal nulla un progetto che, ancor prima di essere concepito, era già stato definito "molto innovativo". A questo punto, io vi annuncio che sono l'amante di Gwyneth Paltrow. Poi mi metto al lavoro per diventarlo. Temo però che mi ci vorrà più di una ventina di giorni.

Come si è arrivati a Lagioia

Il clima attorno a Lagioia è di trepida attesa. Con qualche preoccupazione. Non si è capito ancora bene il criterio con cui è stato scelto. Senza sminuire nessuno, è evidente che non è un maestro riconosciuto, bensì uno scrittore di un certo successo che ha vinto un premio Strega, come molti altri (solo tra i torinesi, cito Alessandro Barbero e Paolo Giordano). E non è particolarmente amato nell'ambiente letterario, dove gode fama di uomo ombroso e poco empatico. Prima di lui il presidente in pectore Massimo Bray aveva a lungo corteggiato Gramellini. Anche Baricco ha declinato i pressanti inviti che gli sono arrivati dalla sua vecchia sodale Antonella Parigi. Dopo aver collezionato una discreta quantità di no, alla fine Bray ha trovato Lagioia che gli ha detto di sì.

La ricerca della discontinuità

Si è anche capito perché Culicchia, che come direttore molto sarebbe piaciuto ai piccoli editori, non è mai stato preso in considerazione da Bray: non tanto per la sua "torinesità" (altrimenti non si spiegherebbe l'insistente broccolamento di Baricco e Gramella) bensì per le sue pregresse esperienze al Salone: la volontà di ministero, Bray e Regione era dare un taglio netto con il passato. Si avverte una spiccata insofferenza verso la passata gestione, e la damnatio memoriae non ammette distinzioni poetiche. Come disse l'arcivescovo di Narbona alla presa di Albi, "ammazzateli tutti, Dio saprà riconoscere i suoi".
Di sicuro il taglio netto ci sarà: la predilezione di Lagioia per le tenute informali (non disdegna di presentarsi a cerimonie ufficiali con gli infradito) rappresenterà senz'altro una discontinuità rispetto alle grisaglie con la rosa all'occhiello di Ernesto Ferrero.

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