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L'EMOZIONE DEI COLORI MI EMOZIONA


Mostra divertente: le "stanze monocrome" di Cruz-Diez...
Finalmente, dopo tante traversie, ieri sono riuscito a visitare "L'emozione dei colori nell'arte", la doppia mostra alla Gam e al Castello di Rivoli curata dalla doppia direttrice Carolyn Christov Bakargiev.
Confesso che ero prevenuto. Il titolo mi sembrava troppo vago e cerebrale, com'era quello della precedente "Organismi". E ciò mi induceva a paventare un tonfo analogo. Il grande pubblico vuole riferimenti semplici e di pronta presa, pensavo fra me e me: se non gli spieghi bene che cosa c'è da vedere e non gli dai un buon motivo per entrare al museo - che so: un quadro celebre, un nome nazionalpopolare - finisce che gira al largo e la mostra è un flop.
Così pensavo - da visitatore medio quale sono - ma guarda te che titolo, "L'emozione dei colori nell'arte" non tira per niente, magari è una solenne schifezza.
Beh, sbagliavo.
...e l'incredibile pavimento di Jim Lambie
La mostra funziona. Nei primi 24 giorni di apertura è già a 37.735 presenze (20.080 alla Gam, 17.655 a Rivoli) con una media di 1572 visitatori al giorno. Tanta roba. Eppure l'impianto della mostra è in effetti molto cerebrale. Così cerebrale che non sarei in grado di spiegarlo. C'entrano il colore, la percezione visiva, gli studi sull'ottica di Newton e Goethe, la pop art, i dischi cromatici, Nabokov entomologo, il cinema psichedelico, Mondrian quando faceva il paesaggista prima di diventare Mondrian, i tantra, il rosso ottomano, la teosofia, i fondi oro bizantini, e alla fine della fiera o sei uno che già sa, o rischi, a sforzarti di capire tutto, di non capire niente.
Con insolita scaltrezza, io ci ho rinunciato fin da subito, e mi sono goduto uno straordinario pomeriggio visivo, una festa degli occhi, un lunapark per adulti.
L'unico Manet che vedrete quest'anno a Torino
In mostra ci sono pure i nomi blockbuster: c'è persino una piccolissima natura morta con limone di Manet, e datemi retta, andate a vederla perché è l'unico Manet che vedrete quest'anno a Torino. Ma ci sono pure due o tre bei Matisse, un paio di Warhol, tre splendidi Depero, e un sacco di fantastiche opere di artisti che conosco persino io; e comunque io voto tutta la vita per la sala dedicata a Kandinsky e al Blau Reiter. Ma soprattutto alla Gam e a Rivoli trovate la fantasia e la visionarietà e la provocazione e l'assurdo dell'arte contemporanea, ed è lì che "Colori" prende il volo. 
Spesso il visitatore inesperto si sente intimidito o respinto dall'arte contemporanea perché gli si impone di "capire" ciò che francamente non è di agevole comprensione.
Qui, però, non hai bisogno di capire: la mostra ti trascina come in un gioco, un lunapark appunto, e ti fa pensare e vedere quello che non hai mai pensato né visto. E smetti con le solite stupide domande su cosa sia o non sia arte: funziona, semplicemente. Tu sei lì, davanti all'opera, o dentro all'opera, e succede qualcosa. Capisci. Proprio quando smetti voler capire e ti lasci coinvolgere e basta. 
Non sono un critico d'arte, quindi non mi esibisco in giudizi che non mi competono. Però devo dichiarare il mio entusiasmo, se non altro perché alla povera Carolyn ne ho dette da vendere e da appendere quando ha sbagliato le mosse. Stavolta ha fatto qualcosa di davvero bello. Anzi, geniale. 
Consiglio: vedetela tutta, la mostra, andate alla Gam e poi anche al Castello di Rivoli (che chiude più tardi della Gam). E prendetevi i vostri tempi: io ci ho speso un pomeriggio intero, dalle due alle sette, e in realtà non mi è bastato per vedere, fare, sperimentare tutto ciò che avrei voluto.
E finita la visita, se vi avanza tempo, rivedetevi anche le collezioni. Una volta ogni tanto, vale la pena. Ce ne dimentichiamo, e sbagliamo. Ma sapete che Rivoli è davvero un gioiello? Provatevi a riscoprirlo, prima che anche la nostra indifferenza gli dia il colpo di grazia.
P.S. Occhio, l'appendiabiti che c'è in fondo alla Manica Lunga del Castello di Rivoli non è un appendiabiti. E' un'installazione. Il giaccone, con 'sto caldo, lasciatelo a casa.

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