Passa ai contenuti principali

LEO IN FONDAZIONE CRT, NON ENTRA NELLE REGGE

Giampiero Leo - l'ecumenicissimo ex assessore alla Cultura delle giunte Ghigo - sarà il rappresentante della Regione nel Consiglio di indirizzo della Fondazione Crt. Gli informati di politica locale dicono che è stato voluto dal pd, nonostante appartenga ancora all'area di centrodestra, come premio per l'appoggio a Fassino in campagna elettorale. Il pd in realtà era diviso, tanto per cambiare: alcuni - ad esempio il presidente del Consiglio regionale Mario Laus - appoggiavano Leo, candidatura sostenuta da vari comitati e associazioni per la pace, il dialogo interconfessionale e la cultura che hanno un riferimento sicuro nel vispo Giampiero; ma una parte significativa dell'establishment del partito preferiva il cardiologo in pensione Fiorenzo Gaita, sponsorizzato dalla famiglia Gallo, ancora potentissima nel pd torinese. 
Tra i due, il Consiglio di indirizzo della Fondazione Crt ha scelto Leo con diciotto voti su venti.
L'ingresso di Leo in Fondazione Crt riapre i giochi al Consorzio delle Residenze Reali Sabaude (l'ex Consorzio della Venaria Reale). La nomina di Leo come rappresentante della Regione nel Consiglio d'amministrazione del Consorzio sembrava ormai cosa fatta. Le due cariche non sono legalmente incompatibili: tuttavia Leo ha ritirato la sua candidatura per non esporsi a eventuali conflitti d'interesse. Delle due fondazione bancarie, solo la Compagnia di San Paolo fa parte del Consorzio: ma la Fondazione Crt è spesso tra i finanziatori delle iniziative della Reggia di Venaria.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...