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CINEMAMBIENTE: LE MEDAGLIE NON SALVANO IL MONDO

Appendino & Costa, un sindaco e un ministro a CinemAmbiente
Ciò che fa di CinemAmbiente un festival speciale è che, a CinemAmbiente, nessun film è inutile. Pure quelli bruttini - e succede che ce ne siano, capìta anche nei migliori festival - sono comunque necessari; ci dicono comunque qualcosa che è bene che sappiamo; e dietro ad ogni film ci sono le vite e i destini delle persone, di intere comunità compresa quella di cui tutti facciamo parte, la comunità di questo disgraziato pianeta che stiamo uccidendo, in una grottesca e disperata corsa verso l'autodistruzione.
Succede così che l'ultima sera del festival, quella delle premiazioni, non si esaurisca nella banale sfilata di registi che ritirano premi e ringraziano le giurie e i produttori e la mamma e il papà. Ciascuno dei premiati - dal vecchio documentarista militante onusto di Oscar e di gloria, fino ai bambini delle elementari napoletane che nei loro disegni animati hanno voluto raccontare l'incendio dei boschi del Vesuvio - è lì perché ha visto, ha vissuto e vive l'emergenza, e vuole raccontarcela: per chiedere aiuto, per metterci in guardia, per avvertirci che il tempo sta scadendo.
Figurarsi ieri, che alla premiazione sedeva in prima fila nientemeno che il ministro dell'Ambiente. Non gliele mandano a dire, i premiati di CinemAmbiente 2019. C'è quello che ricorda che "secondo dati del ministero dell'Interno, in Italia per ogni morte per omicidio abbiamo 600 morti per cause ambientali, eppure per certi ministri l'emergenza non è questa!"; c'è l'insegnante che con i suoi studenti ha lavorato - gratis e fuori orario scolastico - per produrre un bel cortometraggio, e dice che nel nostro paese la scuola è abbandonata a se stessa, senza mezzi e senza rispetto; e poi arriva chi ha raccontato il dramma dell'Ilva di Taranto e parla di una città priva persino delle strutture ospedaliere necessarie per curare le vittime di quel disastro ambientale; e insomma, sul palco dell'ultima sera di CinemAmbiente non sfilano soltanto i vincitori del festival, sfila un paese intero, un intero pianeta sull'orlo del tracollo. E tutti si rivolgono al ministro, perché in fondo in fondo ciascuno di noi continua ostinatamente a sperare, contro ogni ragionevole evidenza, che la politica sia in grado di risolvere i nostri problemi, e non soltanto crearcene di nuovi ogni giorno. 
Lui, il ministro, ha l'aria di un bravo guaglione, applaude solidale con il resto del pubblico quando sente dire quelle cose terribili, e poi fa ciò che i ministri fanno da che mondo è mondo: distribuisce strette di mano, buone parole e medaglie "della Repubblica Italiana per l'Ambiente" e dà ragione a tutti. Tanto, prima o poi lui non sarà più ministro, e il paese e il mondo continueranno a precipitarsi verso l'ultimo cataclisma.
Ultima sera di festival: il pubblico nell'atrio del Massimo in attesa di entrare
CinemAmbiente, però, cocciutamente non rinuncia a testimoniare. E a qualcuno entra in testa. In questi giorni al Massimo ho visto sale affollate a qualsiasi ora, persino il pomeriggio di un lunedì di sole. Credo che questo sia vero premio per il tenace direttore Gaetano Capizzi e per la sua squadra: più prezioso dell'inevitabile medaglia della Repubblica Italiana. 
Però non basta ancora: gli spettatori - primo dato parziale - sono stati 15 mila, all'incirca quelli degli anni passati, e a guardarla così non è consolante perché significa che la gente che vuole sapere e capire sempre quella resta, mentre invece i nostri guai non fanno che aumentare. La speranza, se sperare è lecito, arriva dalla crescita delle presenze dei giovani, dai 9 mila ragazzi che hanno assistito alle proiezioni di CinemAmbiente Junior. Loro sono i diretti interessati a un futuro che gli abbiamo devastato, e forse negato definitivamente. Vanno al cinema come vanno in piazza, i ragazzi, per capire se gli resta ancora tempo, se c'è ancora scampo. I film di CinemAmbiente, con le loro storie vere, mettono a nudo il dramma che attende quei ragazzi; ma suggeriscono anche qualche possibile rimedio. E questo, per chi vorrebbe vivere i decenni che verranno, vale più di qualsiasi medaglia della Repubblica Italiana.
Perché non so i film, ma di sicuro le medaglie non salvano il mondo. 

I vincitori della ventiduesima edizione di CinemAmbiente

Premio del pubblico IREN - Main sponsor di CinemAmbiente a
Anthropocene: The Human Epoch di Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier, Edward Burtynsky (Canada 2018, 87’)

"The Burning Field" di J. Weinrich vince il Concorso doc internazionali
Premio Asja.energy al miglior documentario internazionale a
The Burning Field di Justin Weinrich (USA 2019, 72’)

Premio SMAT al miglior documentario One Hour a
Messaggi dalla fine del mondo di Matteo Born (Svizzera 2018, 52’)

Il sorriso del gatto di Mario Brenta e Karine De Villers (Italia 2018, 60’)

La giuria ha assegnato inoltre una menzione speciale a
Controcorrente di Claudia Carotenuto e Daniele Giustozzi (Italia 2019, 90’)

Premio Barricalla “Stefano Susca” per il miglior cortometraggio internazionale a
All Inclusive di Corina Schwingruber Ilić (Svizzera 2018, 10’)


La giuria ha assegnato inoltre una menzione speciale a
Scenes from a Dry City di François Verster & Simon Wood (Sud Africa 2018, 13’)

Menzione speciale Regione “Valorizzazione del paesaggio” a
A Simple Life di Myrto Papadogeorgou e Robert Harding Pittman (Grecia 2018, 17’13”)

Menzione speciale Legambiente a
The Climate Limbo di Francesco Ferri e Paolo Caselli (Italia 2019, 40’17”)

Menzione speciale WWF a
The Last Male on Earth di Floor Van Der Meulen (Paesi Bassi, Belgio, Germania 2019, 72’)

e a
#SaveGorillas di Chef Rubio (Italia 2018, 13’23”)

Menzione speciale Cooperativa Arcobaleno “Ambiente e società” a

Breakpoint. A Counter-history of Progress di Jean-Robert Viallet (Francia 2018, 98’)

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