Passa ai contenuti principali

ORRORE AL TFF: ARRIVA BARBARA STEELE

Barbara Steele in "La maschera del demonio" di Mario Bava, titolo seminale dell'horror all'italiana. L'attrice, oggi ottantaduenne, sarà ospite del Tff
Se l'horror all'italiana - quello dei pionieri, degli onesti artigiani Bava, Margheriti,  Freda - ha un'icona femminile, un'attrice-feticcio, quella è Barbara Steele, l'attrice inglese che sarà ospite del prossimo Tff per ritirare il Gran Premio Torino, e alla quale è dedicato il manifesto di quest'anno. 
Forse il nome di Barbara Steele non è di universale notorietà: ma per i malati di "B-movie" è un cult irrinunciabile. E dunque, in quanto malato di "B-movie", voglio sciogliere un canto in lode della direttrice Emanuela Martini, che ha voluto farci questo regalo: dedicare una retrospettiva all'horror classico 1920-1970, e invitare una delle muse indiscusse di quel cinema.
Horror lives here: con Vincent Price in "Il pozzo e il pendolo" di Corman
A cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta Barbara Steele era una "garanzia de paura" per titoli quali "La maschera del demonio", "L'orribile segreto del dottor Hichcock" (scritto proprio così, Hichcock), "Lo spettro", "Danza macabra".  In quegli anni lavorò anche con Fellini in "Otto e mezzo" e ebbe una parte - breve ma succosa, e in fin dei conti un po' horror... - in "L'armata Brancaleone" (è Teodora, la principessa bizantina dissoluta e sadomaso). La volle anche il maestro americano dell'horror Roger Carman, al fianco di Vincent Price in "Il pozzo e il pendolo", ispirato assai vagamente al racconto di Poe.
Barbara Steel in "Amanti d'oltretomba": è l'immagine del Tff37
Si vede che era destino: in seguito Barbara Steele sposò uno sceneggiatore che si chiamava James Poe. 
Negli anni Settanta entrò anche nel giro del grande cinema internazionale, con eccellenti registi ma quasi sempre per film di paura: dal Johnathan Demme di "Femmine in gabbia" al David Cronenberg di "Il demone sotto la pelle", al Joe Dante di "Piranha". 
Adesso Barbara Steele ha 82 anni. Mi dicono che è ancora attiva e pimpante. Nei giorni del Tff non voglio perdermela per niente al mondo.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...