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CANONI DELLE CONCESSIONI: C'E' UNO SPIRAGLIO PER LE ASSOCIAZIONI STRANGOLATE

Silvio Magliano
C'è un barlume di speranza per le associazioni culturali che operano in immobili ottenuti in concessione dal Comune, pagando un regolare canone. Sono associazioni che svolgono attività varie: didattica, cultura, spettacolo. Non hanno lavorato durante il lockdown e adesso lavorano, nel migliore dei casi e finché dura, a regime ridotto, con un pubblico spesso insufficiente a coprire le spese. Il Comune, con una delibera del 17 marzo scorso, ha concesso - bontà sua - di dilazionare al 31 dicembre il pagamento dei canoni per il terzo e quarto trimestre (aprile-settembre) del 2020. Provvedimento-tampone, ma sostanzialmente inutile: questa gente non guadagna da febbraio - e di questo passo nei prossimi mesi la situazione non cambierà - per cui non si vede come potrebbe pagare a dicembre con soldi che non ha oggi e non avrà a dicembre. Ma se non paga, va in mora e perde la concessione.
Né il Comune, per legge (art. 165 del DL 18 aprile 2016 n. 50 "Rischio ed equilibrio economico-finanziario nelle concessioni"), non può rinunciare a esigere entro l'anno quanto dovuto. 
A dire il vero, dalla lettura - seppur da ignorante - di detto articolo sorge quanlche dubbio in proposito: in particolare il comme del comma 6 riguardante "il verificarsi di fatti non riconducibili al concessionario" apre, a  mio avviso, ampi spiragli. Ma la mia laurea in giurisprudenza - peraltro mai utilizzata - è vecchia di quarant'anni, per cui mi taccio.
Ad ogni modo: il Decreto "Cura Italia" e l'articolo 216 del Decreto "Rilancio") hanno derogato al DL 50/2016 prevendendo la possibilità per i concessionari dei locali di proprietà comunale - ma, badate bene, soltanto per le associazioni sportive dilettantistiche - di richiedere la revisione dei rapporti concessori "mediante la rideterminazione delle condizioni di equilibrio economico-finanziario originariamente pattuite, anche attraverso la proroga della durata del rapporto, comunque non superiore a ulteriori tre anni, in modo da favorire il graduale recupero dei proventi non incassati e l'ammortamento degli investimenti effettuati o programmati".
Capito? Il governo ha derogato; ma soltanto per le associazioni sportive. E' una meravigliosa metafora del Paese: lo sport sì, la cultura no. Giusto per chiarire definitivamente quali siano le priorità italiane. La cultura può andare a farsi fottere, e con lei anche i poveri cristi che con la cultura ci si guadagnano il pane
.
L'altro giorno in Consiglio comunale sono tornati sediovuole a occuparsi dell'incresciosa situazione di quelle associazioni. E' stata
 infatti discussa l'interpellanza del moderato Silvio Magliano che chiedeva:
1) se l'Amministrazione intenda recepire l'articolo 165 del Decreto Legislativo 18 aprile 2016 n. 50, estendendolo a tutti i concessionari delle Organizzazioni Culturali e del Terzo Settore in sofferenza finanziaria a causa della crisi;
2) come si intendano sostenere, in virtù di tale auspicato recepimento, con sgravi e/o con proroga delle concessioni, le Associazioni Culturali e le realtà di Terzo Settore con le quali è in vigore un contratto di concessione pluriennale;
3) se l'Amministrazione intenda prorogare ulteriormente il termine del 31 dicembre 2020 per la corresponsione dei canoni del secondo semestre 2020 di cui alla deliberazione di Giunta del 17 marzo 2020 (mecc. 2020 00831/131).
A Magliano ha risposto l'assessore Iaria (quello che a me ricorda Beruschi). E ha risposto con una buona notizia: a quanto pare, c'è una sentenza che aprirebbe uno spiraglio proprio nel senso dell'estensione della deroga concessa alle associazioni sportive anche a quelle culturali e di volontariato. Iaria ha assicurato che da parte loro, dell'amministrazione, c'è la massima disponibilità. Che d'altronde gli costerebbe poco: i proventi totali delle concessioni non superano di molto i centomila euro all'anno. Quindi, dice Iaria, la Giunta sta lavorando a un'ordinanza che dovrebbe sanare risolvere una situazione che oggi sarebbe eufemistico definire grottesca. 
Tutto bene, quindi. Se non fosse che quando 'sti ragazzi usano l'espressione "stiamo lavorando" l'orizzonte temporale tende all'infinito. Le associazioni sono allo stremo: fate in fretta, perdìo!


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