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PURCHIA ALLA CULTURA



Rosanna Purchia, da oggi ex commissario straordinario del Regio, da oggi è pure il nuovo assessore alla Cultura. Sono perplesso. La napoletana Capatosta nel corso del suo mandato ha esibito un raro talento per raddrizzar le gambe ai cani, indubbie doti organizzative e un decisionismo che le ha consentito. di risolvere nel giro di un anno situazioni che al Regio si trascinavano da tempi immemorabili. 

Così Lo Russo, incaponito sull’idea del super bomber, s’è convinto che fosse Purchia l’assessore che stava cercando. E la sventurata - forse peccando di un pizzico di vanità e una buona dose di masochismo, o forse perché così voleva Franceschini - ha accettato, andandosi così a infilare in un ginepraio che neanche s’immagina. Le auguro tanta fortuna: ne avrà bisogno. 

Ma saranno sufficienti le   capacità dell’ex commissario per rabberciare e rilanciare le sorti di un assessorato complesso e malandato come la Cultura? Quali competenze extra teatral-liriche possiede la Purchia? Che ne sa lei, napoletana verace, delle mille sfaccettature della scena culturale torinese, della sua storia, dei suoi punti di forza, delle sue magagne? Saprà distinguere, senza una pregressa esperienza, le eccellenze dai venditori di fumo? Capirà gli equilibrii di una realtà torinese così differente da quella partenopea? Non si rivelerà un alieno precipitato su un pianeta sconosciuto?

Un pregio di sicuro riconosco fin d’ora alla Purchia: per forza di cose è estranea alle camarille, ai familismi, alle cordate tipiche di Torino; e per carattere è spigolosa quanto basta per sfanculare chi di dovere, quando di dovere. Credo anzi che sotto sotto Lo Russo abbia scelto lei, un’outsider senza legami in città, nella pia speranza di sottrarsi ai tiramenti di giacchetta con cui lo tormentavano dal partito e dai salotti. 

Ma basterà questo a ridare respiro alla Cultura torinese umiliata da dieci anni di errori e devastata da due anni di Covid? Sospendo il giudizio. Lo scopriremo soltanto vivendo. 

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