Passa ai contenuti principali

NEL TRIANGOLO DELLA CULTURA


Mica male, l'un-due-tre delle magnifiche sorti e progressive della cultura torinese nel procelloso triangolo Via Bogino-Valentino-Oval. In via Bogino martedì scorso hanno presentato la stagione del Circolo dei Lettori, in procinto di cambiare presidente e sempre più territorio ed orgoglio della Regione di centrodestra; ieri Lo Russo ha risposto a Cirio annunciando l'apertura (se tutto va bene l'11 dicembre) della sua nuova Biblioteca civica centrale al Valentino con  relativo «polo culturale» buffamente battezzato «Vale»; infine, stamane c'è stata la conferenza stampa della prossima edizione Artissima, che si terrà come sempre all'Oval e che finora - si spera - resta bipartizan.

Io me le sono sorbite tutte e tre, le presentazioni come da copione noiosissime; delle prime due ho pure scritto sul Corriere, l'ultima davvero ho rinunciato un po' per pigrizia e un po' perché tanto domani i giornali ne saranno pieni, mentre i siti già lo sono.

Quindi, riassumendo: già a fine agosto mi ero portato avanti occupandomi del prevedibile benché vigorosamente smentito scontro di egemonie culturali fra Circolo di destra e Biblioteca di sinistra, un argomento che adesso pare diventato di grande attualità; le mie pinzellacchere sulla presentazione della Biblioteca sono uscite oggi sul Corriere Torino (e le potete leggere a questo link oppure anche sulla carta; ma che ve lo dico a fare?); infine le notarelle sulla presentazione della stagione del Circolo - in pratica una seconda puntata/quasi remake del pezzo agostano, ma insaporita dallo special guest Marrone (nella foto mentre intrattiene gli astanti mentre il direttore Culicchia e il presidente uscente Biino lo ascoltano attenti) - sono uscite ieri sul Corriere ma non sono disponibili on line e pertanto le ricopio qui sotto:

Uno potrebbe pure starsene a casa, anziché scapicollarsi alla presentazione della nuova stagione del Circolo dei Lettori: tanto c'è tutto scritto nei comunicati che ti arrivano comodamente per mail. Però vuoi mettere il rito della rentrée, il c'era questo e c'era quello, l'intero cucuzzaro culturale schierato, il gusto di sapere dove sono andati in vacanza la direttrice Tale o il presidente Talaltro?

Poi ci sono i discorsi ufficiali, che magari ti fanno scoprire delle cose. Io, per esempio, dalla prolusione del presidente uscente, il notaio Giulio Biino, ho scoperto di non aver capito un piffero prevedendo un'inevitabile concorrenza fra il Circolo e il nuovo «polo culturale» della Biblioteca Centrale del Valentino; anzi, garantisce Biino, «tra il Circolo e la Biblioteca ci sarà una grande collaborazione». Buon per loro.

E a proposito di discorsi, bello e appassionato quello del direttore Culicchia, un appello ai valori della grande letteratura, a riconoscersi in «Dante, Shakespeare, Céline» e perbacco, Céline non si discute, io magari avrei detto Proust, o forse Hemingway (non sono troppo raffinato), ma Céline ci sta, e uno scrittore non si giudica dal colore politico. D'altronde anche Dante era di destra, l'ha detto Sangiuliano.

Per associazione d'idee, da Céline passo a Maurizio Marrone, che ormai al Circolo è di casa e, aggiungono i perfidi, fa il bello e il cattivo tempo. Per cui gli domando se ha già deciso che il prossimo presidente del Circolo sarà, come si spettegola, il notaio Ganelli, in perfetta continuità notarile con Biino e in perfetta consonanza con la Regione (e con Marrone). Ok, conosco in anticipo la risposta marroniana: non è lui che decide, decide la giunta nel suo insieme, e comunque l'ultima parola spetta al presidente Cirio, lui povera stella neanche sa quanti e quali sono i candidati, valuteranno, soppeseranno, rifletteranno... Mentre il buon Marrone così risponde, sembrerebbe che un po' gli scappi da ridere: ma presumo che quel mezzo sorriso dipenda soltanto dalla sua natura faceta. Sicché, faceto per faceto, gli chiedo a che punto è la sua candidatura a sindaco di Torino, per sentirmi rispondere, come da manuale, che «è tutta una vostra costruzione mediatica», insomma, ce la siamo inventati noi giornalisti malignazzi e lui «fa il vicepresidente della Regione». E come no, difficile non accorgersene, ma fino a quando? Lui replica, pronto e vieppiù faceto, «dici che mi silurano? O mi dai addirittura vincente come sindaco?».

Beh, non si sa mai. Con il ballottaggio... Tanto più che adesso Marrone si è alquanto placato, non è più il croccante provocatore del tempo che fu. «È l'influenza di Cirio», tenta di scherzare il Faceto, ma io, perfido, «ormai – aggiungo – sei quasi democristiano». «Democristiano? Almeno andreottiano...», opina lui. E aggiunge, quasi a scusarsi: «È una questione di toni, non si governa facendo polemiche. Nei contenuti però puoi testimoniare che resto abbastanza identitario». Un po' come il Circolo che verrà: abbastanza identitario. Si spera senza esagerare.


Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...