Passa ai contenuti principali

NON UN CORSO, MANCO UNA VIA: MA ALMENO UN GIARDINO PER BALMAS, NO?

Ancora su Giorgio Balmas, a vent'anni dalla morte e in tempo di Settembre Musica: ieri sul Corriere mi sono occupato della "questione toponomastica". Ripubblico l'articolo non reperibile on line.

«Ricordare Giorgio Balmas» s'intitola l'incontro con il quale, lunedì 7 alle 16.30 a Palazzo Civico, MiTo Settembre Musica rende omaggio al suo ideatore.

Già: ricordare Giorgio Balmas. Suona un po' ipocrita, come titolo, in una Torino che, a vent'anni dalla sua morte, non sembra essersi impegnata granché per manifestare sentimenti di ricordo – men che meno di riconoscenza – nei confronti del suo primo assessore alla Cultura; l'uomo che, immaginando un nuovo concetto di «cultura per tutti», decentrata e accessibile, nel decennio delle giunte Novelli rivoluzionò l'immagine e l'anima stessa della città.

Qualche giorno fa ho raccontato su questo giornale Balmas e le sue intuizioni, in primis i Punti Verdi e Settembre Musica. E in quell'occasione ho scoperto – sai che scoperta: è sotto gli occhi di tutti da vent'anni, ma non ci avevo mai fatto caso... – che a Torino non c'è nulla, ma proprio nulla, che ricordi Giorgio Balmas. Non un teatro, né un auditorium, né una sala da concerti. Il Conservatorio è intitolato a Verdi, e vabbè: è scontato, ce ne saranno a decine in tutta Italia. L'Auditorium Rai è dedicato a Toscanini, e vabbè: vuoi mettere? Il Lingotto ad Agnelli, e vabbè: roba loro... Ma almeno l'Unione Musicale, che Balmas fondò a diciannove anni? No, niente. E il Cfm, il Centro civico di Formazione Musicale? Manco quello.

Beh, ho pensato, c'è sempre la toponomastica. Non pretendo un corso, un viale, una piazza: ma per il povero Balmas avranno pur trovato almeno una viuzza, un sottopassaggio, un cavalcavia, un giardino, uno straccio di aiuola. Ne intitolano a raffica e alla qualunque: solo nel 2025 quattordici intitolazioni, compreso un giardino per Eunice Kennedy Shriver, sorella di JFK e degnissima persona, ma non precisamente una gloria torinese.

Non mi permetterei mai di disquisire se i meriti di Giorgio Balmas nei confronti della comunità siano superiori, pari o inferiori a quelli di Gaetano Scirea, titolare di un corso dal 2008. Ma se Guido Secreto, sindaco di Torino per meno di otto mesi nel 1973, s'è guadagnato una piazza, come negare al padre di Settembre Musica e dei Punti Verdi quantomeno un giardino? Naturalmente senza sminuire né togliere qualcosa a tutti gli altri giardinizzati negli ultimi anni: da Ernestina Zuccarone, pioniera del montaggio cinematografico, cui è stato intitolato un giardino nel 2013, al giovane eroe Filippo Piredda, morto nel '97 per difendere la madre della fidanzata dall'ex convivente, cui è stato dedicato un giardino nel 2008. E ci mancherebbe che non avessimo un giardino per la cantante Nella Colombo e uno per Leo Chiosso, il paroliere di Buscaglione (al Trio Lescano, invece, è toccata solo una targa...), mentre persin poco sembra un giardino per Santa Maria Goretti, se a Madre Francesca Rubatto, nel 2015, hanno intitolato una piazzetta. E non sarò certo io a spiacermi per il giardino dedicato nel 2017 ad Augusto Daolio, padre fondatore dei Nomadi, e men che meno per la giardinizzazione di John Lennon nel 2025.

Però, pur fra tanti illustri – e talora sconosciuti – premiati dalla toponomastica minore, il nome di Giorgio Balmas meriterebbe qualcosa di più. Il Conservatorio, ad esempio (Verdi se ne farebbe senz'altro una ragione), o quantomeno la sua Unione Musicale.

E comunque, lasciatemelo dire, trovo surreale che questa sciroccata Torino non provi un minimo di vergogna per non aver ancora capito che Giorgio Balmas deve essere ricordato. E ringraziato.

Non soltanto con un convegno ogni vent'anni.

Commenti

  1. Ho conosciuto personalmente Giorgio Balmas, ed ho lavorato nei Musei Civici di Torino durante il suo assessorato. Era persona vivace intellettualmente e creatore di notevoli, nuove iniziative. L'ho apprezzato molto anche come capo! Davvero gradirei che a lui fosse dedicato un teatro! Se lo meriterebbe più che mai!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...