Passa ai contenuti principali

MA IL CHIARELLA NON C'E' PIU'

Il Politeama Chiarella com'era prima di essere distrutto dai bombardamenti. Vi suonò Louis Armstrong
Sul post del Torino Jazz Festival ho ricevuto un commento che mi è davvero dispiaciuto non pubblicare, in quanto anonimo. E, come ben sapete, noin pubblico commenti anonimi, neanche se corretti, gentili e - in questo caso - utili. Ci ho pensato su, e alla fine ho trovato questo escamotage. Il commento anonimo non lo pubblico, perché le regole sono regole. Però la segnalazione la riporto in questo post, ringraziando il gentile lettore che me l'ha inviata.
Allora, la questione riguarda la serata del pre-Festival del 17 asprile che si terrà, scrivevo, in quello che un tempo fu il glorioso Politeama Chiarella, che ospitò i primi due concerti italiani di Louis Armstrong, e che oggi è diventato un cinema a luci rosse, il Metropol, in via Principe Tommaso 6. Il cortese lettore mi fa notare che detta così è un errore: il Politeama Chiarella fu distrutto dai bombardamenti dell'ultima guerra, e sulle rovine fu costruito il palazzo che oggi ospita il Metropol. Osservazione che non fa una piega; e che è sotto gli occhi di tutti, dato che basta guardarlo per capire che quell'edificio è in puro stile anni Cinquanta-Sessanta. Ciò non toglie il valore simbolico della serata, che si terrà nello "spazio fisico" dove suonò Armstrong. Ma la precisione è essenziale. Il gentile lettore mi ha anche inviato una cartolina d'epoca che mostra il Chiarella com'era. E io la condivido con tutti voi.

Commenti

  1. ci debuttò pure nel 1933 la compagnia dei De Filippo , ed ebbe in quella occasione un riconoscimento internazionale

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...