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UN QUADRO E LA SUA STORIA: IL GIOVENONE RITROVATO

La pala di Gerolamo Giovenone esposta fino al 25 febbraio all'Albertina
Ok, lo ammetto, magari ho dei gusti un po' di nicchia: ma a me piace tantissimo un programma di Rai5: si intitola "I predatori dell'arte perduta" e racconta storie affascinanti di capolavori scomparsi e ritrovati dopo incredibili traversie. Beh, stamattina alla Pinacoteca dell'Accademia Albertina mi sembrava di star dentro a una puntata del mio programma favorito. Hanno presentato una fantastica pala d'altare di Gerolamo Giovenone, uno dei grandi del Rinascimento piemontese: una "Adorazione del Bambino con i santi Francesco d'Assisi e Antonio da Padova". E' un dipinto di cui si ignorava l'esistenza, e che è saltato fuori casualmente, proprio come nelle avventurose vicende dei "Predatori dell'arte perduta": un tizio se lo ritrova in casa, dimenticato lì da chissà quanto, non sa che farsene, va alla Soprintendenza a chieder lumi e quelli sbiancano, perché capiscono di essere davanti a un capolavoro; e poi interviene una banca, la Patrimoni Sella, che lo acquista, paga il restauro, e lo dona al Museo Borgogna di Vercelli; e prima di farlo arrivare a Vercelli lo presta all'Albertina perché è lì che sono conservati i famosi "cartoni gaudenziani", alcuni dei quali sono opera per l'appunto di Giovenone, e insomma, in questi casi gli studiosi d'arte dicono che "le opere dialogano" e vi assicuro che quando le opere dialogano è un piacere vederle dialogare. 
A farla breve, fino al 25 febbraio la pala del Giovenone sarà esposta alla Pinacoteca dell'Accademia Albertina, circondata dai cartoni e da un'altra opera del Giovenone, una "Madonna col Bambino" prestata da Palazzo Madama; e attorno ai quadri e ai disegni i curatori - bravissimi - hanno costruito un percorso che ti racconta la nascita di un capolavoro e l'ambiente culturale dell'epoca e ti aiuta a capire. Non soltanto a piazzarti davanti al quadro e dire oh che bello, come ci capita spesso andando per musei; ma capire, entrare dentro all'opera e "leggerla" come un libro aperto.
Io ho pure avuto una botta di culo incredibile perché mentre stavo lì, davanti al quadro di Giovenone, mi avvicina un signore gentile e comincia a spiegarmi la rava e la fava, e sapeva tutto, ma proprio tutto, di Giovenone e di Bernardino Lanino e dei loro rapporti e del loro stile e quali opere hanno dipinto e dove sono; e mi ha fatto scoprire dov'è che nel dipinto c'è la mano del Lanino, e come si riconosce la mano diversa, ed è una cosa stupenda, quando impari questi segreti. 
Ma soprattutto quel signore gentile mi ha fatto vedere quello che c'è davvero in quella pala di Giovenone: e come sempre capita con i dipinti antichi è molto di più di ciò che vediamo con i nostri occhi di profani. Eh bon, io ho avuto 'sta botta di culo di incappare in quel signore che è uno dei curatori ed è un pozzo di scienza; ma anche voi andando alla mostra potrete capire tantissimo, perché è una mostra pensata per spiegare, non solo per stupire.
Quindi approfittatene, non rimandate: il 25 febbraio arriva in fretta. E per completare l'immersione nella bellezza, prima o dopo la visita in Pinacoteca fate un salto ai Musei Reali dove da poco hanno allestito un'intera galleria dedicata al Rinascimento piemontese; e riempitevi gli occhi di Gaudenzio e Defendente Ferrari, Lanino, Spanzotti. 

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