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IL FOTOFESTIVAL VENUTO DAL PASSATO


Ricordate la storia del "Festival Internazionale di Fotografia" annunciato in pompa magna un mese fa con tanto di firma di apposito protocollo da parte di Regione, Comune, fondazioni bancarie, Camera di Commercio e banca Intesa? All'epoca avevo perculato i protocollanti per via del proposito, espresso nero su bianco nel comunicato stampa, di stipendiare un direttore artistico incaricato di
 "mappare e coordinare le istituzioni, i musei, le fiere, le iniziative e gli spazi d’arte torinesi che già lavorano nel mondo della fotografia": compito per nulla improbo, dato che bene o male chiunque si interessi un minimo di fotografia - o più in generale di arte - o semplicemente legga i giornali, sa benissimo quali sono, a Torino, i "soggetti del territorio dotati di riconosciute competenze nel settore” (cito dal comunicato); e casomai tali elementari nozioni fossero sfuggite a qualcuno, in contemporanea con l'annuncio della firma del protocollo era arrivata nelle redazioni - a mo' di promemoria - la mail con la quale gli organizzatori di The Phair fissavano le date della seconda edizione della fiera torinese dedicata alla fotografia.
A onor del vero, ieri l'assessore Purchia mi ha assicurato che la "mappatura" dovrebbe riguardare anche le iniziative fotografiche non torinesi o piemontesi. Vasto e ambizioso programma, in tal caso; di cui peraltro non vedo la necessità e soprattutto la fattibilità. E comunque il comunicato si riferiva espressamente a quelle "torinesi", per cui sorge spontaneo l'auspicio che i protocollanti si mettano d'accordo con se stessi prima di vagheggiare nuove nobili imprese.
La situazione - già di per sé bizzarra - negli ultimi giorni s'è arricchita di un particolare inedito alla cui luce l'intera faccenda assume le tinte della pochade. E qui mi permetto di autocitarmi, riportando parte dell'articolo che ho pubblicato ieri sull'edizione cartacea del Corriere, e che al momento non è disponibile on line:
"Salta fuori dagli archivi un fascicoletto di otto pagine che risale al 2019. È firmato da ben quattro “soggetti del territorio dotati di riconosciute competenze nel settore” – Camera, Museo Fico, Tag-Torino Art Galleries e The Phair - e presenta un dettagliato progetto per un “Torino Foto Festival”, ne descrive gli obiettivi, la struttura, i contenuti, i costi (circa un milione), e ipotizza una data: 19-24 maggio 2020. A suo tempo quel fascicoletto fu inviato a tutti gli stakeholders, in primis gli odierni protocollanti. Poi venne la pandemia, e tutto finì nel dimenticatoio.
Adesso, immemori di tale precedente, i protocollanti partoriscono l'originalissima idea del Fotofestival, finanziato con appena 250 mila euro: tipiche nozze coi fichi secchi. E volendo "operare coinvolgendo" lo fanno all'insaputa di chi ha le competenze e addirittura un progetto pronto. Però, rassicurano, "tra i primi obiettivi ci sarà l’assegnazione dell’incarico di direzione artistica". Insomma, un'altra poltrona da stipendiare. E perché stipendiarla? Ovvio, perché assolva a determinati compiti: e "tra i compiti del direttore artistico ci sarà quello di mappare e coordinare le istituzioni, i musei, le fiere, le iniziative e gli spazi d’arte torinesi che già lavorano nel mondo della fotografia".
Riassumendo: cinque persone, quasi tutte digiune di fotografia, decidono che Torino deve avere un Grande Evento di fotografia, per cui incaricano una fondazione che poco o nulla ha a che fare con la fotografia di organizzare un festival di fotografia pagando un tizio per “mappare” quanti da anni, tutt'altro che clandestinamente, a Torino lavorano sulla fotografia e hanno pure progettato un festival di fotografia.
Il seguito l'abbiamo sperimentato tante volte: il mappatore incaricato ramazza qualsiasi evento o fiera o mostra che in città si fregi del prefisso “foto”, poi ficca il ramazzato in uno scatolone chiamato “palinsesto”, e voilà, il Festival internazionale di fotografia è servito. In città si farà un po' di baccano, ci saranno totem nelle strade e stendardi al vento e titoli sui media locali; fuori dalla cinta daziaria nessuno se ne accorgerà; e la malaticcia creatura arrancherà per qualche anno a spese di tutti, prima di estinguersi per consunzione e oblio".
La volonterosa Purchia, che nel 2019 non c'era, ieri mi ha assicurato di essere in abituale contatto con i quattro soggetti autori del progetto di Fotofestival; progetto del quale, tuttavia, era all'oscuro; per cui - immagino dopo infruttuose ricerche negli archivi comunali - mi ha chiesto di inviargliene copia; richiesta che ben volentieri ho esaudito. Aspetto le prossime puntate.

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