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COSE BELLE CHE HO VISTO

Ieri sono andato al Gobetti a vedere Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti, il nuovo lavoro di Guido Pleuteri, l'enfat prodige dello Stabile: uno spunto originale, quattro giovani e brave attrici, una scrittura eccellente (in particolare il monologo su "cos'è essere morti" è un saggio di straordinaria bravura), e insomma, inizio alle 19,30, settanta minuti di spettacolo senza un attimo di noia, alle nove di sera uno è a casetta sua con piena soddisfazione. Ce ne fosse tanto, di teatro così.

Così, rincasato in tempo per cena e riflettendo sul piacere che ti danno le cose ben fatte, mi è sembrato giusto condividere con gli eventuali lettori altri piaceri che recentemente mi hanno regalato alcune mostre che mi è capitato di visitare. A cominciare da quella che considero il top di gamma, la migliore che - a mio sommesso parere - potete vedere in queste settimane a Torino: Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma al Museo Accorsi dove una cinquantina di opere, molte inedite o rare, raccontano uno straordinario protagonista del Rinascimento, con particolare attenzione ai suoi esordi piemontesi a bottega dallo Spanzotti. E considerate che in mostra ci sono pure splendidi dipinti di Macrino, dei Ferrari e di Giovenone: insomma, una delizia per gli occhi miei e di chi ama la pittura dei grandi maestri.

Mi sono piaciute tantissimo anche le due mostre che Gallerie d'Italia ospita nell'ambito di Exposed: Replaced e The Day May Break sono meraviglia pura, fotografia che si fa racconto e va diritta al cuore e al cervello. Date retta, la prima volta che vi capita di passare in piazza San Carlo trovate un po' di tempo per visitarle: sono mostre che ti cambiano la vita (o, come minimo, ti svoltano la giornata).

Un'altra mostra che mi sento di raccomandare è MonumenTo a Palazzo Madama: un itinerario attraverso la staturia pubblica a Torino che fa scoprire le storie e i significati di quei monumenti che abbiamo sotto gli occhi da sempre, quasi senza accorgercene e a volte senza manco sapere chi siano i personaggi celebrati nella pietra. 

Bella anche, alla Reggia di Venaria, Regine in scena, esposizione di sontuosi costumi per il cinema e l'opera lirica: il genere non mi emoziona, ma devo riconoscere che la mostra è ricca e ben organizzata e a visitarla c'è davvero da lustrarsi gli occhi.

Infine, una mostra che ancora non ho visitato ma di cui tutti mi dicono gran bene e quindi non mancherò di passarci nei prossimi giorni: Gaza, il futuro ha un cuore antico alla Fondazione Merz mette in dialogo lavori di artisti contemporanei della Striscia con reperti provenienti dal Museo Egizio. 

P.S. E sì, anche la mostra My name is Orson Welles alla Mole m'è piaciuta assai, tant'è che ho voluto "integrarla" con la storia di Orson sull'Appennino uscita l'altro giorno sul Corriere. Ora, il presidente Ghigo va orgoglioso assai di quella mostra, tanto da suggerire un richiamino a beneficio dei distratti, e una postillina non gliela voglio negare: è meritata.

 


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