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L'ANOMALIA BALMAS

Uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line:

Non so se l'omaggio che, lunedì 7 a Palazzo Civico, MiTo Settembre Musica rende al suo «fondatore» Giorgio Balmas inorgoglirebbe davvero Giorgio Balmas; o se invece quell'uomo geniale, appassionato e spigoloso, non si riconoscerebbe nell'odierno superfestival a doppia trazione sabaudo-meneghina.

Di fatto, MiTo non è più il Settembre Musica di Balmas: ne è semmai la continuazione con altri mezzi e soprattutto con altre prospettive. Non c'è niente di male in ciò, sia chiaro: cambiano i tempi e le circostanze, cambiano le persone, cambiano anche i festival. Ma corre almeno l'obbligo di ricordare quale fu la visione di Giorgio Balmas, intellettuale, politico, organizzatore di concerti e stagioni musicali, insegnante al liceo Giusti per quarant'anni fino al 1999. E apostolo della cultura per tutti fin da quando, nel 1946, studente diciannovenne del liceo Cavour, fondò l'Unione Musicale che avrebbe diretto per trent'anni. Ma fu nel decennio delle giunte Novelli, dal 1975 all'85, che Balmas lasciò la sua impronta più profonda, reinventando l'identità stessa della nostra città: da assessore per la Cultura (ruolo che prima non esisteva) aprì centri culturali e biblioteche nelle periferie, e nel 1976 ideò i Punti Verdi, un format che l'anno successivo venne prontamente copiato dall'assessore Nicolini a Roma. Quelle dei Punti Verdi furono estati memorabili. Concerti jazz, folk, rock, cinema, danza, teatro, spettacoli di alta qualità a prezzi ultrapopolari (biglietti a 500 lire, oggi sarebbero circa 3 euro), richiamavano nei parchi cittadini famiglie, giovani, anziani, cittadine e cittadini che la sera uscivano di casa – e non era così scontato, uscire di casa la sera nella Torino degli Anni di Piombo – e ritrovavano il piacere di stare insieme, di essere comunità. Fu un epocale successo: tale che ancora oggi, nel linguaggio corrente, molti torinesi continuano a definire «punti verdi» le modeste iniziative di quartiere con cui il Comune tenta di animare le serate estive.

Balmas non si accontentò di quel primo risultato. Era convinto che anche la musica classica – allora considerata «difficile» e di élite – potesse conquistare i cuori della gente, e ci provò: così nel marzo del '77 seimila persone riempirono il Palasport di Parco Ruffini per ascoltare l'Ottava sinfonia di Mahler, e a settembre furono in quarantamila in piazza San Carlo per la Nona di Beethoven. Il messaggio era chiaro: la classica, per arrivare a tutti, doveva uscire dai suoi templi paludati e diventare più accessibile. Così nel 1978 Balmas varava la prima edizione di Settembre Musica: 70 concerti gratuiti (che alla fine divennero 86 per fronteggiare l'eccezionale afflusso di pubblico) per la maggior parte nelle chiese o altre sedi non convenzionali. Questo fu Settembre Musica: qualcosa di diverso da un MiTo che la grande musica l'ha riportata nelle sale da concerto, e a pagamento, lasciando alla sezione «Per la città» il ruolo ancillare di «manifestazione diffusa» che riproduce – in tono minore – quella che fu l'intuizione di Balmas.

Ma va bene così. Oggi le condizioni per il «tutto gratis» non esistono più. MiTo risponde pienamente alla logica dei Grandi Eventi. E in fondo, per l'attuale politica un assessore come Balmas sarebbe più un fastidio che una risorsa: già ai tempi suoi, d'altronde, lo consideravano un cane sciolto, difficile da gestire. Chiusa l'esperienza con Novelli, negli anni Novanta tornò due volte in consiglio comunale, prima – dal 1990 al '92 – come indipendente nelle liste del Pci, quindi, nel '97, con Rifondazione comunista. L'ultima battaglia l'affrontò nel '99, quando lo nominarono sovrintendente di un Regio improbo da governare: resistette appena diciassette tormentati mesi, tra subbugli sindacali e agguati politici. Poi l'amara uscita di scena: a Torino non c'era più posto per Giorgio Balmas. Si ricordarono di lui soltanto a Rivoli, chiamandolo nel 2003 alla presidenza del loro Istituto Musicale: e lì ritrovò l'entusiasmo e la voglia di fare, di organizzare, di innovare. Fino alla morte, il 15 gennaio del 2006, a 78 anni. Rivoli, riconoscente, gli ha intitolato l'Istituto Musicale. Torino neppure un'aiuola.

Commenti

  1. Noi che vivemmo quelle indimenticabili stagioni non possiamo dimenticarlo:. Balmas fu il maestro Manzi dei torinesi di quella Torino, che aveva ancora tanta sete e tanta fame di cultura..

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  2. Purtroppo a Torino le persone intelligenti e non schierate sono considerate dei rompic…..ni e danno fastidio alla moltitudine di mediocri che pullula e vivacchia in Comune e nelle partecipare- enti collegati.
    Viviamo in tempi oscuri.

    RispondiElimina

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