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LO SPEZZATINO DI SALONE E' IN TAVOLA. BUON APPETITO

Dolci segreti. Chiampa&Chiarabella intenti ad affettuosi conversari

"Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia"
(Ugo Foscolo, "Ultime lettere di Jacopo Ortis")


Finisce com'era prevedibile; e cioé nel modo peggiore, ma più gradito a lorsignori.
Oggi alle 11 l'allegra combriccola entrerà nello studio di un notaio in corso Matteotti per certificare con bolli e firme l'accordo che Chiampa e Chiarabella e relativi satelliti hanno raggiunto attovagliati l'altra sera in una cena riservata: e lo spezzatino del Salone sarà un fatto acquisito.
Ovviamente la versione ufficiale è tranquillizzante - il popolo va tranquillizzato, perché non scassi la minchia. La Fondazione per il Libro otterrà, formalmente, due mesi di proroga, nell'improbabile ipotesi che nel frattempo riesca in qualche modo a rabberciare un piano industriale e salvarsi da sola.
Ma in concreto sarà un guscio vuoto, con l'unica missione di pagare le fatture dei fornitori; non si va alla liquidazione per il solo e semplice motivo che una liquidazione implicherebbe procedure e tempi che né il Salone, né tantomeno l'allegra combriccola, vogliono e possono permettersi. 

Milano marcia, Torino si sbudella

L'allegra combriccola non può concedersi indugi perché certi colpi di mano, per riuscire, devono essere rapidi quanto devastanti.
Ma neppure il Salone può scialare: restano pochi mesi per preparare - in direzione ostinata e contraria - una trentunesima edizione. E mentre Torino giuliva mette in scena l'ennesimo folkloristico tentativo di harakiri, Milano marcia spedita: giusto oggi Tempo di Libri ha annunciato una Santa Alleanza con la Buchmesse di Francoforte - manco il Salone non avesse per primo intrecciato rapporti con la mega kermesse tedesca - con il dichiarato intento di dare battaglia alla Fiera di Londra sul terreno lucroso della compravendita dei diritti editoriali. 
Di fronte a una così scellerata gestione della vittoria ottenuta lo scorso maggio sul campo della trentesima edizione, c'è da aspettarsi qualche scazzo pesante tra i responsabili (in tutti i sensi) del Salone. Non mi stupirei se qualcuno si dimettesse in segno di protesta. Ieri sera alla festa del Campiello in casa Sandretto ho incrociato il direttore Nicola Lagioia, e mi sembrava - come dire? - sconcertato.
Ecco: far scappare Lagioia sarebbe la ciliegina sulla torta, il capolavoro di una città allo sbando.

Il Salone alla Fondazione Cultura

Quindi bisogna giocare d'anticipo, e la pantomima va in scena subito. Mentre il guscio vuoto della Fondazione per il Libro tenta di pagare i debiti, si procederà al passaggio di consegne: una fantomatica cabina di regia di fini intellettuali sabaudi - tipo Chiampa&Chiara e relative assessore - affiderà l'organizzazione del Salone alle amorose cure del Circolo dei Lettori e della Fondazione Cultura.
Mi corre l'obbligo di dubitare dell'effettivo impegno del Circolo, che non  ha nessunissima voglia di farsi coinvolgere nella simpatica gherminella; e si farà forte dell'ostacolo procedurale rappresentato dal suo Statuto. Statuto che non prevede, tra i fini del Circolo, l'organizzazione di un Salone del Libro: si dovrebbe quindi passare attraverso una modifica statutaria, e campa cavallo.
Sicché l'onore e l'onere in pratica resterà per intero alla Fondazione Cultura, che è ormai l'agile strumento delle politiche appendiniane dopo la riconversione della segretaria generale Angela Larotella dal ruolo scomodo di nemica del popolo grillino a quello di cara amica della Cara Leader.
Non capisco comunque cosa succederà nei due mesi di "proroga" concessi alla Fondazione: chi lavorerà al Salone in quel periodo? Con questi leonardidavinci che ci ritroviamo tra i coglioni, capace che arriviamo a gennaio senza che abbiano ancora deciso chi lo fa per davvero, 'sto Salone.
Ma allora, chiederete voi, che ne è della volontà della Regione di ricapitalizzare la Fondazione per il Libro buttandoci dentro un milione e quattrocentomila euro? Qual è il risultato della disperata ricerca di nuovi soci privati? E come la mettiamo con la sottovalutazione del marchio del Salone, che ha aperto una voragine nel risultato d'esercizio della Fondazione, spianando la via a questa bella operazione spartitoria?

La ricapitalizzazione impossibile

Con ordine. La volontà della Regione s'è incagliata sugli scogli - non a caso evocati dalla Leon in Consiglio comunale - di "legislazione e determinazioni della Corte dei Conti che fanno espresso divieto a soci pubblici di ripianare un disavanzo dell’ente in mancanza di un piano di risanamento credibile approvato dai soci". E va da sé che almeno uno dei soci, il Comune, non approverebbe un bel niente, visto che così facendo si ritrova in pratica l'intero Salone servito su un piatto d'argento.

Soci privati? Mica siamo scemi

E la ricerca di nuovi soci? La Fondazione e la Regione si sono dati un gran daffare, nei giorni scorsi. Magari potevano pensarci prima; però si sono sbattuti assai. Hanno trovato soltanto vaghi segnali di benevolo interessamento, a condizione che si diano tutti una regolata. Vasto e ambizioso programma. D'altronde nessun privato è talmente pazzo da farsi coinvolgere in una battaglia politica fra pd e cinquestelle, con la certezza di rimetterci un frego di soldi e di inimicarsi comunque almeno uno dei contendenti, se non entrambi. Che si scornino fra di loro. Un imprenditore serio pensa a lavorare, non a giocare a risiko con quattro perdigiorno rissosi, arroganti e inconcludenti.

Una nuova valutazione del marchio? Ma neanche per sogno

Resta la questione del marchio sottostimato. A questo punto è lecito pensare che qualcuno abbia brigato per ottenere quella grottesca svalutazione: si sa, con le perizie tutto dipende dalle istruzioni e dalle informazioni che passi o non passi al perito. 
Sicché adesso molti chiedono una nuova perizia, stavolta asseverata (cioé certificata e garantita). Se si appura che il marchio vale 7-800 mila euro, e lo puoi iscrivere a bilancio per quella cifra, la Fondazione si risolleva. 
Parrebbe logico. E invece nisba. Chi si oppone? Ho raccolto un po' di informazioni. Pare che Chiarabella non volesse assolutamente riaprire la questione; mentre la Parigi, decisa a salvare la Fondazione, premeva per la nuova perizia. Il Chiampa, però, alla fine ha detto anche lui no. La Parigi c'è rimasta di merda, ma deve capirli, quei ragazzi. Chiampa&Chiarabella sono così: un giorno litigano come bestie, e il giorno dopo fanno a lingue in bocca come liceali innamorati. Evidentemente questo era un giorno di lingue in bocca. 
Morale della favola: niente nuova perizia, niente rivalutazione del marchio. Niente rivalutazione del marchio, niente rilancio della Fondazione per il Libro. E il Salone finisce alla Fondazione Cultura. A mio avviso non attrezzata per un simile compito. E non solo a mio avviso. Mi dicono che la più terrorizzata dalla prospettiva è proprio la segretaria generale Angela Larotella.
Aggiornamento: "Spezzatino di Salone: ecco la ricetta, come ce la raccontano i cuochi"

Commenti

  1. ma non preoccupiamoci, qua si è in grado di organizzare eventi tipo ciocccola-to' in 15 giorni http://www.lastampa.it/2017/11/07/cronaca/i-vincitori-del-bando-di-cioccolat-siamo-pronti-e-si-far-a-novembre-Zfzm58O6yX86eWwS9b3jxK/pagina.html

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