Il tafazzismo torinese s'esalta, garrisce e si sublima, al cospetto del Salone del Libro. Lo scrivevo un anno fa , dopo l'inatteso trionfo sul surrogato milanese. Gli stand non erano ancora smontati, e già gli industriosi topolini erano all'opera per preparare l'ennesima crisi estiva dal Salone. Quella sfociata, come ben sappiamo, nel naufragio della Fondazione per il Libro. Una cessione di sovranità Adesso ci risiamo. Eccoci di nuovo qui con i nostri martelloni in pugno, pronti a farci del male. Il casus belli, stavolta, è la spartizione del Salone. La storia la sapete già. Il Circolo dei lettori - che dipende dalla Regione - in un primo tempo è stato estromesso senza tanti complimenti dal futuro del Salone, mentre alla comunale Fondazione Cultura veniva affidata la responsabilità editorial e . In altre parole, il controllo politico sul Salone. Nulla di nuovo sotto il sole. Il Chiampa sa bene che la cultura non porta voti; quindi sta mollando a Chiarabell...
L'ANSiA della cultura torinese