L'altro ieri ho scritto per il Corriere un articolo (ecco il link ) nel quale descrivo il metodo che il Consiglio d'indirizzo del Regio sta applicando per selezionare il nuovo sovrintendente. Con un'apertura di credito del tutto spericolata e per me inconsueta, ho affermato che, stando a quanto mi risulta, stavolta i nostri eroi sono ben decisi a non fare porchezzi, e a scegliere in piena autonomia e responsabilità il candidato che in coscienza riterranno migliore. Decisione che senz'altro li onora, ma che è anche dettata (oltre che, spero, da un apprezzabile senso della decenza) da una necessità oggettiva e ineludibile: dopo tante traversie e contorcimenti oscuri, il Regio non è più in grado di sopportare situazioni men che adamantine. A dirsela fuori dai denti, il Teatro è una polveriera al momento in apparente sicurezza, ma pronta a esplodere alla minima scintilla. E le scintille possibili, interne ed esterne, sono tante. All'interno non mancano i maldipancia, co...
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