Confesso: ho quasi completamente disertato il "weekend dell'arte contemporanea". Non sono andato ad Artissima. Nemmeno a The Others o a Paratissima. Né ad alcuna delle infinite mostre, inaugurazioni, feste e notti delle arti contemporanee. La mia diserzione non ha serie motivazioni. Semplicemente non ne avevo voglia. Magari perché avevo di meglio da fare, o perché in fondo le feste mi hanno stufato; o forse ha ragione il mio amico Luca Beatrice quando scrive che il modello di Contemporary è invecchiato e quindi non mi attrae più. Troppa roba per un uomo solo: come l'eccesso di cibo produce nausea, l'alluvione d'arte contemporanea concentrata in pochi giorni induce un senso preventivo di sazietà, di assuefazione. C'è però una spiegazione molto più banale: l'arte contemporanea non mi interessa davvero. Può essere. Uno si sforza e s'illude, ma alla lunga non può sfuggire alla propria natura, e deve prendere atto con rassegnazione della cruda verità:...
L'ANSiA della cultura torinese