Per chi se lo fosse perso (e beninteso fosse interessato a leggerlo), ripubblico qui il commento - non disponibile on line - uscito ieri sul Corriere cartaceo . “Una volta c'erano i soldi e c'erano le visioni. Oggi soldi ce ne sono meno, e non c'è nessuna visione”. Frase triste ma vera, che ben descrive i tempi difficili che abbiamo attraversato e quelli ancora più difficili che ci attendono. Potrebbe sottoscriverla chiunque, oggi: l'imprenditore e il lavoratore, il dipendente e il pensionato, il disoccupato e il commerciante. Però è stata pronunciata, qualche giorno fa, a un convegno in cui si discuteva delle difficoltà ormai perenni che strangolano gli operatori culturali torinesi. Per loro non c'è pace: dopo il covid già incombe l'incubo dell'inflazione e delle bollette che quest'inverno destabilizzeranno i bilanci di teatri e club, centri culturali e musei. Come quelli delle famiglie, certo, e delle imprese, sicuro, e degli enti pubblici, inevitabil...
L'ANSiA della cultura torinese