Uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line: Come ognuno ben sa, a Torino c'è chi instancabilmente lavora per accogliere il ministero della Cultura nella cabina di regia del Salone del Libro. Per ovvi motivi di vicinanza politica la giunta Cirio sostiene attivamente l'operazione che frutterebbe al Salone un congruo contributo statale (girano cifre in libertà, fino al milione e mezzo), e al centrodestra una bella fetta di egemonia culturale. Per altrettanto ovvi motivi, tale prospettiva sta sullo stomaco al Comune di centrosinistra. Quanto ai privati, veri proprietari del Salone, dubito che gradiscano vedere una loro proprietà contesa da un branco di arraffoni famelici. Ma intanto un normale galantuomo, sprezzante delle botteghe politicanti, si pone un'unica domanda di evangelica semplicità: qual è il bene del Salone del Libro? Ovvero: che futuro vogliamo per la nostra principale istituzione culturale? Diventerà più solida, più autorevole, più rispettabile, in virtù d...
L'ANSiA della cultura torinese