Finora non mi sono occupato di MiTo , né intendo farlo: non fa testo quest'edizione d'emergenza, fatta perché s'aveva da fare ma necessariamente dimessa e aggiungerei, senza avventurarmi in giudizi musicologici, senza particolari invenzioni, che pure le circostanze potevano suggerire. Ma almeno è fatta, rendiamo onore alla buona volontà e tiremm innanz. Mi ha però fatto tristezza l'inaugurazione in un Regio deserto, con appena duecento spettatori persi nell'infinito della rosseggiante sala, in virtù delle draconiane regole anti-covid. E dire che, con involontaria ironia, il sito del festival dichiara con orgoglio che "con i suoi 1592 posti il Regio ha il proprio cuore pulsante in un palcoscenico di più di 250 mq". Tanto spazio per nulla. Il tetto di duecento spettatori in sala penalizza il pubblico e gli artisti, ed è di fatto un colpo mortale per i grandi teatri; io non mi permetto di contestarlo, visto come sta andando l'epidemia; ma consta...
L'ANSiA della cultura torinese