Se c'è una categoria umana che mi manda ai matti sono quei politicuzzi di terza fascia che - pur di certificare la propria esistenza - s'impancano a giudici del pensiero e dell'agire altrui, e pretendono di insegnarci cosa è o non è giusto, cosa si può dire scrivere pensare e cosa no. Con quale autorevolezza, con quale diritto, con quali strumenti lorsignori si permettano di sputar sentenze su temi quali l'arte, la filosofia, la letteratura, la musica e qualsivoglia altro strumento d'espressione, resta un mistero per me insondabile. Li autorizza forse il voto degli elettori? Non mi risulta che il suffragio popolare abbia il taumaturgico potere di trasformare un ebete in un Umberto Eco. Con il voto, semmai, i cittadini conferiscono - spesso incautamente - ai politici il dovere di amministrare con saggezza (e magari lo facessero!) la cosa pubblica; e di sicuro non gli assegnano una cattedra di filosofia teoretica. Ma lorsignori non se ne fanno una ragione, e insistono...
L'ANSiA della cultura torinese