Cirio (a sinistra) contempla il manifesto dell'edizione 2021 La Messa Cantata della presentazione del Salone del Libro mi è mancata, come in quest'anno e mezzo ci sono mancate tante piccole abitudini, futili epperò preziose, della vita "di prima". Come i pranzi di Natale di una volta, quando vedevi i parenti che non vedevi mai e magari alcuni preferivi continuare a non vederli e ti alzavi dalla mensa stordito di cibo e vino e ciance e bramavi soltanto il letto, eppure era impossibile sottrarti e d'altronde neanche avresti voluto sottrarti, perché il pranzo di Natale segnava una stazione nell'annuale ciclo dell'esistenza e ti dava un piacevole senso di continuità e sicurezza. E insomma, la temibile "Prima conferenza stampa del Salone del Libro" è da sempre la Messa Cantata interminabile fatta di prolusioni ore rotundo (memorabili e insuperati saggi oratorii restano quelle di Rolando Picchioni), ringraziamenti e saluti, sequele di nomi e progetti e...
L'ANSiA della cultura torinese