Pala d'altare del Museu Nacional d'Art di Barcellona A me sta benissimo così, ci mancherebbe. Palazzo Madama con la mostra su Antoine de Lonhy - tanto attesa, rinviata, e finalmente visitabile dopo la tempesta del covid - diventa la mia wunderkammer, il mio paese delle meraviglie, con quei fondi oro che perpetuano i mondani misticismi bizantini e le malìe di Duccio e di Simone Martini, quelle figure ieratiche del Rinascimento nordico presaghe delle dolcezze toscane, quei sapori catalani che mi rinnovano l'illuminazione provata davanti al retablo di Antioco Mainas in San Francesco d'Iglesias, quei libri d'ore che mi riportano ai fasti dell'autunno del medioevo europeo. Antoine de Lonhy è l'artista che aspettavo, erede del gotico fiammeggiante e maestro del mia favorito Gandolfino, l'anello mancante fra le mie passioni pittoriche. E' fantastico scoprirlo in tutte le sue sfaccettature, in tutti i suoi talenti. Tanto più se considerate che alcune dell...
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