Il regista Paolo Virzì accoglie il pubblico del Torino Film Festival. Parola d'ordine: "Dho" Ho sempre amato Il Vernacoliere - sapete, la sfrontata rivista satirica che fanno a Livorno, scritta il dialetto livornese - ma non riesco a leggerla se non quando sono a Livorno. Adesso la trovi anche nelle edicole di Torino. Ma non è la stessa cosa. Ciò che nel resto d'Italia è volgare, a Livorno è arte. E' come bere certi vini fuori dalla loro zona di produzione: non hanno lo stesso sapore. Quindi sono molto contento che il direttore del Torino Film Festival sia, da quest'anno, Paolo Virzì. Non mi importa nulla (in livornese: 'Un m'importa 'na sega) se sia un buon direttore, o un buon regista. Lo è, non ho ragione di dubitarne. Ma più di tutto mi garba che sia livornese. Perché parla in livornese, da livornese. Tipo, il momento alto della conferenza stampa di stamattina, al cinema Massimo, è stato allorché la sua vicedirettrice Emanuela Martini ha ri...
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