Scusatemi, ma non condivido l'ottimismo . Perché sono un uomo cattivo, senza dubbio. Ed è pur vero che faccio ancora credito ai politici di un minimo di raziocinio, per cui penso (più che altro spero) che sottotraccia si stia lavorando così da sapere in tempi brevi (ma brevi veramente, non il 28 luglio) almeno chi potrà essere il presidente della (forse) Fondazione per il Libro. Ma adesso, qui e ora, siamo alla pochade. Qui e ora, quanto accaduto ieri all'assemblea dei soci della Fondazione certifica non soltanto il decesso clinico del Salone del Libro a Torino, ma anche la definitiva uscita di Torino dal ruolo di grande città capitale della cultura per entrare, fra gli applausi della folla imbesuita, nel fantastico mondo del circo equestre. I fatti li trovate sui giornali . Non dappertutto, però, è registrato il canaio che ha aperto l'assemblea dei soci. Qualcuno, giustamente, si è risentito per la frase, attribuita a Massimo Lapucci, segretario generale della F...
L'ANSiA della cultura torinese