"Aristide Bruant nel suo cabaret" (1893) Di nuovo a Palazzo Chiablese, finalmente per un'altra mostra. Gran nome, Henri de Toulouse-Lautrec. E opere adeguate alle possibilità odierne di Torino: una dozzina di manifesti e 150 fra litografie, libri, e una preziosa, seppur di nicchia, selezione di disegni molti giovanili. Se amate Toulouse, non sarete delusi. E forse scoprirete qualcosa di nuovo su un pittore talmente celebre da apparire a volte scontato. Niente da dire: la mostra c'è, e merita di essere vista. Però ne sono uscito un po' rimminchionito, con in testa quella canzone di Guccini, “portavo allora un eskimo innocente, dettato solo dalla povertà...”. Oh già. Balza agli occhi la differenza rispetto al passato recente di Palazzo Chiablese. Le virtù della grafica E non soltanto perché qui si tratta di grafica. D'alta scuola, d'alto nome, d'alto pregio, certo. Ma pur sempre grafica. E' come se vi recensissi le vetrine di quella lussure...
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