Lo Russo in una ormai rara fotografia con la barba da evaso, sacrificata per piacere di più agli elettori Centocinquantamila visitatori al Salone del Libro, centosessantottomila voti per Stefano Lo Russo. Non so se essere più felice per il Salone, o più depresso per la democrazia rappresentativa. Nel mio commento di fine Salone, sul Corriere di stamattina , scrivo: "Ai torinesi il Salone ispira fiducia, entusiasmo, senso di appartenenza: la politica non più. Il Salone è riuscito là dove da tempo la politica fallisce: ha costruito e rafforzato un patto con i cittadini, che oggi lo considerano cosa loro, se ne sentono parte, ne vanno orgogliosi". Che poi capisco tutto, capisco la disaffezione e il disinteresse per un'alternativa che a molti sembrava inesistente: su diversi punti le differenze fra i due finalisti erano meno marcate dei punti di convergenza ( "e l'uno l'altro sbeffeggiava e l'altro l'uno ricambiava, pur descrivendo alla rinfusa due volti...
L'ANSiA della cultura torinese