Il curatore Francesco Poli davanti a un dipinto di Pinot Gallizio Credo di averlo già detto. Il Museo Accorsi Ometto non è soltanto uno scrigno di bellezza che Torino non valorizza quanto meriterebbe; è anche - e soprattutto, ai miei occhi - un modello virtuoso di pratiche espositive. In parole semplici: mi piacciono molto le mostre del Museo Accorsi, e mi piace ancor di più il progetto che da qualche anno, nelle sale di via Po 55, ripercorre i momenti cruciali della vicenda artistica torinese del Novecento, con mostre di qualità alle quali riconosco due extra-meriti a mio avviso eccezionali. Intanto, gran parte delle opere esposte arrivano da collezioni private. Ciò consente al pubblico di ammirare capolavori altrimenti invisibili; e ci risparmia la noia del déjà vu conseguenza delle solite partite di giro fra i grandi musei, per cui - prestito dopo prestito - ci ritroviamo sotto il naso quadri visti e rivisti. Voglio dire: bellissima la sfilata di capolavori di Capodimonte alla ...
L'ANSiA della cultura torinese