E cadono pure dal pero, povere stelle. Tipo Marina Chiarelli, assessora regionale presumo alla Cultura, la quale, a cose fatte ed esequie del Folk Club celebrate , rilascia a un giornale la seguente, surreale dichiarazione: «Sono pronta a incontrare il direttore Paolo Lucà, voglio capire bene le ragioni della chiusura». Formidabile. «È pronta». Le serviva un po' di preparazione, magari un bel training autogeno, e adesso può concedere l'udienza, manco fosse il Re Sole. Perché lei «vuole capire le ragioni». Beh, se proprio ci teneva, l'assessora poteva come tutti noi degnarsi di andare martedì scorso al Folk Club ad ascoltare quelle «ragioni» dalla viva – e dolente - voce del direttore Paolo Lucà. O, senza neppure scomodarsi, poteva dare un'occhiata in casa propria, al contributo triennale di 48 mila euro che per il Folk Club erano vitali e a norma di bando gli spettavano, ma ooops, qualcuno ha inciuccato le quote («inciuccato», non «inciuciato»: non sia mai!), così i sol...
Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...