Un'altra sconfitta. Torino perde anche il Folk Club. Paolo Lucà - che nel 2008 aveva raccolto il testimone del padre Franco prematuramente scomparso - ha deciso di mettere fine a una straordinaria avventura musicale e umana durata quasi un quarantennio. Non trovo ancora le parole adatte per commentare l'ennesimo vulnus che subisce il tessuto culturale de lla nostra sventurata città. Domani in un incontro pubblico Paolo Lucà spiegherà le ragioni della sua scelta (ma se ripercorro la storia e le vicissitudini del Folk Club alcune posso già intuirle...). Qualche doverosa e pacata riflessione la scriverò sul Corriere di domani. Intanto riporto qui il testo del post comparso oggi su Fb. Cari amici, so che per molti di voi questa notizia giungerà come un fulmine a ciel sereno... ma non esiste altro modo per dirlo se non per quel che è: dopo 38 anni di instancabile attività, al temine di una XXXVII Stagione concertistica davvero entusiasmante, un grande successo di pubbli...
Il manifesto che qui vedete è l'ennesimo frutto della immaginifica campagna di brandizzazione della città "torino due punti", ai quali due punti seguono le brillanti trovate di qualche genietto incompreso della comunicazione. Spesso i genietti non ci azzeccano una fava, essendo milanesi: tipo proclamare che a Torino ci sono "le montagne più alte d'Europa" (ma dove? Il Bianco sta in Val d'Aosta...) e "l'arte gioielliera" (che non esiste, semmai si dice "arte orafa"). Talora si espongono pure a facili ironie, come quel "torino: una città, mille facce" cui il pennarello di un ignoto disfattista ha aggiunto "...di stronzi". Ma stavolta il genietto di turno ha centrato il problema, definendo Torino (pardon, "torino:") la città - "sabauda", si precisa con milanesissimo sussulto di fantasia - "che diverte tutto il mondo". Nel senso, presumo, che ci facciamo ridere dietro da tutti. In eff...