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Dal sito di MiTo. Era il 28 settembre 2007, conferenza di chiusura della prima edizione: al Regio c'erano proprio tutti... |
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C'era Sgarbi esaltato, perché ci ha perculato... |
Ma fatemi andare con ordine
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C'era Fiorenzo il gran saggio, che portava il messaggio... |
Primo appunto: di quei famosi sponsor, che ne è poi stato?
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C'era Enzo in tralìce, con lo sguardo infelice... |
Secondo appunto: eutanasia di un festival
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E poi, come sempre a Torino, c'era pure Joe Condor. Lui non manca mai |
Così Braccialarghe ha annunciato di voler "ripensare la convenzione con Milano". Vasto, ambizioso e lodevole intento. A meno che, ripensa tu che ripenso anch'io, alcuni begli spiriti che albergano in assessorato non finiscano col ripensare non tanto la convenzione di MiTo, quanto Settembre Musica tout court. E allorquando lorsignori ripensano le cose che non amano, va a finire che le chiudono. C'est plus facile. E tu chiamala, se vuoi, eutanasia.
Terzo appunto: cronaca di una morte annunciata. E stupida
A tale proposito, e come promemoria, riporto qui un mio articolo uscito su La Stampa lo scorso giugno, quando Braccialarghe espresse pubblicamente i propri "turbamenti" in merito a MiTo.
Nel 2007, quando Torino accettò di “spartire” con Milano la allora già trentennale
esperienza e reputazione di Settembre Musica per creare Mi.To, chi criticò
quella scelta fu liquidato come il solito torinese rancoroso contro Milano “che
ci porta via tutto”.
Lì stava l’equivoco. Non è vero che “Milano ci porta via
tutto”. Siamo noi torinesi che non sappiamo tenerci ciò che abbiamo. Né
valorizzarlo. Per scarsa autostima; o forse per banale provincialismo. La
parabola di Mi.To è esemplare. In questi anni a Torino il festival ha stentato,
stretto fra la riduzione dei contributi pubblici e la penuria di sponsor.
Milano gli sponsor li ha, e ha più attenzione dai media. Spesso sui giornali
non torinesi Mi.To viene citato come “festival milanese”: come se Torino fosse
tutt’al più una succursale. Così le folle di turisti melomani sono rimaste una
pia illusione. Mi.To a Torino resta un festival per soli torinesi.
Il fatto è che in otto anni tutto è cambiato. Quando Milano
entrò in partita, era culturalmente in declino; Torino usciva invece dalle
Olimpiadi, e si credeva forte. Poi Milano ha ritrovato coraggio e forza
ideativa, mentre Torino in crisi vacillava, e cambiava le sue politiche
culturali. Oggi l’amministrazione Fassino ha altro per la testa: il Comune ha
stretto i cordoni della borsa, mentre sono nate nuove manifestazioni, più
“popolari”, come il Jazz Festival e il Festival di Musica Classica, che
assorbono risorse e sponsor. A discapito di Mi.To.
E’ quindi stravagante che l’assessore Braccialarghe scopra
solo oggi che l’accordo con Milano, prossimo alla scadenza, non ha dato gli
esiti sperati. Ripeto, era prevedibile, e la colpa è soltanto nostra.
Non mi stupisce invece che l’assessore pretenda dal festival
risultati “coerenti con l’investimento economico”. Può essere un buon punto di
partenza per liberarsi di una creatura ormai malvoluta. Meglio elargire al
popolo una bella “Carmen” in piazza, con gli amplificatori da concerto rock: è
più glamour.
Quarto appunto: non sono veggente io, sono pirla loro
E per la serie "io l'avevo detto", vi pubblico anche un articolo uscito su TorinoSette dell'8 giugno 2007
in cui commentavo malevolmente la nascita di MiTo. L'articolo, manco a dirlo, suscitò la riprovazione dei tromboni dell'assessorato (all'epoca retto
da Fiorenzo Alfieri), tutti convinti che .- siccome
l'avevano inventata loro - la convenzione con i milanesi fosse la
massima figata della storia universale.
L'articolo si intitolava "Shopping alla milanese" e diceva l'esatto contrario delle baggianate che al tempo venivano spacciate, da autorità e gazzettieri, come indiscutibili verità. Baggianate che ripeteva pure il Chiampa, dimentico del suo aureo "esageruma nen" e titolare della seguente spacconata a mezzo stampa: "Noi abbiamo la possibilità di sviluppare appieno le
potenzialità del nostro Festival soprattutto sul piano della visibilità:
l´unione di Torino e Milano fa sì che si raddoppino le risorse da
investire e che si attui un programma artistico tale da realizzare il
più importante festival nazionale. Sostenuta da una campagna
promozionale adeguata, l´iniziativa avrà effetti molto significativi
anche a livello internazionale". Oh sì, s'è visto.
Ma bando alle freddure. Eccovi l'articolo mio dell'8 giugno 2007.
Ora che cominciano a circolare i primi materiali - programmi, siti -
su MiTo, ovvero Settembre Musica allargato a Milano, appare chiaro ancora
una volta chi ci ha guadagnato, e chi ci ha rimesso, tra Torino e
Milano. Stimiamo troppo l’intelligenza dei lettori per scriverlo.
D’altronde
bisogna capirli, i milanesi: avendo affidato per anni l’assessorato alla
Cultura a simpatici caratteristi come il topone Daverio e lo sbarazzino
Sgarbi, era inevitabile che prima o poi si ritrovassero, in quel
trascurato settore, a livelli da Disneyland. E poiché non si rassegnano
ad essere secondi a nessuno in nulla, specie quando sono ultimi, hanno
rispolverato l’antica abitudine di fare shopping a Torino. Senza perdere
i loro atavici vizi. Intanto, la straordinaria attitudine a farsi belli
con le piume altrui. Sono incredibili: roba che, se a una festa gli
presenti un tuo amico, dopo mezz’ora te lo ripresentano spiegandoti che è
un loro fraterno sodale da anni.
E poi, il sovrano disprezzo per
ciò che non comperano, e pure per i negozianti dove fanno acquisti
(acquisti per modo di dire: di pagare, non si parla mai): prova ne sia
che, mentre si pavoneggiava con il «suo» MiTo, e tentava di portarsi a
casa pure la Fiera del Libro, Sgarbi non ha smesso per un istante di
insolentire a mezzo stampa vari esponenti torinesi dell’arte
contemporanea: forse perché, essendo convinto di poter fare da solo
almeno in quel settore, il Critico col Ciuffo prova repulsione verso
chiunque ci si applichi a una distanza inferiore alle tremila miglia da
piazza del Duomo.
Ma la faccenda più straordinaria è il concetto
che sotto la Madonnina hanno della «collaborazione» fra le due città,
così sintetizzabile: il vostro è anche nostro, e il nostro ce lo
teniamo. Avete più sentito Lady Moratti banfare su qualche progetto
comune in vista dell’Expo 2015, che Prodi le ha regalato scippandola a
Torino? Figurarsi: sono troppo bravi, loro, per perdere tempo con i
bogianen...
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