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FONDAZIONE ADDIO. VERSO IL NUOVO SALONE

Nella foto: le banche e i ministeri (in basso a sinistra) vanno in soccorso del Salone
Per il futuro del Salone è stata una super riunione, quella di oggi. C'erano tutti o quasi i barbapapà. Fassino e Braccialarghe per il Comune. La Regione invece era rappresentata in tono minore dal portavoce dell'assessore Parigi e da Luciano Conterno, il dirigente indicato da Chiamparino come nuovo rappresentante dell'ente nel CdA del Salone. Poi c'erano Piero Gastaldo (non so se in veste di consigliere d'amministrazione del Salone in quota Comune o di segretario generale della Compagnia di SanPaolo, o entrambe) e Massimo Lapucci (di sicuro come segretario generale della Fondazione Crt, dato che dal CdA del Salone s'è dimesso da mo'). E bello come il sole si è rivisto pure il mitico Coppola: dopo aver lasciato Torino da ex assessore regionale alla Cultura, Michelino sta tornando alla grandissima, nel suo nuovo ruolo di direttore dei beni archeologici, storici e artistici di Banca Intesa. Tra i suoi compiti rientra la definizione del nuovo Progetto Cultura di Intesa per il triennio 2017-2019. E' evidente quanto conti la sua opinione per un eventuale impegno della banca nel Salone. Un  posto nel futuro CdA sarà senz'altro per lui.
I barbapapà hanno fissato una road map per il Salone che verrà. E che avrà una struttura ben diversa dall'attuale. Al momento, però, si procede a piccoli passi.
Intanto bisogna capire chi ci sta davvero, al di là delle chiacchiere che non costano niente. Il ministero dell'Istruzione (il Miur) pare sicuro che entrerà; subito, nell'attuale CdA della Fondazione per il Libro, con un nuovo statuto però, e versando una quota di trecentomila euro. Quello dei Beni culturali, forse: giovedì Fassino vede Franceschini a Roma, e ne discute.
Poi le banche Intesa-SanPaolo e Unicredit. Dovrebbero starci anche loro, e tossire mezzo milione di euro cadauna, Ma con buona pace di tanti proclami ottimistici, siamo ancora lontanucci. Di sicuro non entrerannonell'attuale Fondazione per il LibroPare che le cose siano a questo punto: le banche – che non sono le fondazioni, e dunque hanno come scopo il profitto, e non il benessere dell'umanità – prima di cacciare i soldi vogliono capire qual è la loro convenienza. Insomma: sono momentacci, ed è presumibile che gli azionisti (per non parlare dei correntisti) non sarebbero entusiasti di sapere che i loro soldi servono a salvare le sorti di un Salone del Libro, anziché dei loro risparmi. Di conseguenza, l'impegno dei due istituti dovrà avere un tornaconto concreto: se non altro in termini di immagine, promozione, pubblicità.   
Vi dicevo del cambiamento radicale della struttura: è quasi certo che dopo l'edizione 2016 la Fondazione non esisterà più. Non nella forma attuale, almeno. Nascerà un altro ente. Dentro dovrebbero starci enti locali, ministeri e banche. Forse. Ma bisognerà capire che cosa farà 'sto nuovo ente. Organizzerà il Salone e tutte le altre iniziative attuali?
Occhio. Se entrano i due ministeri, l'attenzione potrebbe spostarsi su nuovi programmi più specifici, a sostegno, per esempio della lettura. Mentre il Salone in sé potrebbe prendere un'altra strada, uscire dalla nuova struttura ed essere affidato alla gestione di qualcun altro. Tipo, ipotizzo, un privato.Tipo, straipotizzo, Gl Events.

Commenti

  1. " Distruggere" per demolire la Fondazione? Era questo il vero scopo?

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