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CERCASI PRESIDENTE PER IL SALONE DEL LIBRO. ANCHE A SORPRESA

Fassino&Chiampa headhunters: vertice cercasi per il Salone
A poco più di una settimana dall'inaugurazione, è già chiaro quale sarà il tema conduttore del ventottesimo Salone del Libro, al Lingotto dal 14 al 18 maggio. Voglio dire il tema vero. Sarà la successione di Picchioni e Ferrero. Ed era ora. Sono due anni che se ne parla. Il dinamico duo Rolly&Ernie era in scadenza nel maggio 2014. Regione e Comune decisero di prorogarli fino a tutto il 2015 e prendersi il tempo necessario per scegliere con calma chi mettere al loro posto. Adesso siamo agli sgoccioli (il Salone del 2016 ragionevolmente dovrebbe prepararlo la nuova coppia al comando), e ogni decisione è ancora in alto mare. Portarsi avanti con il lavoro no, eh? Mai. Sempre di corsa all'ultimo minuto. Ma lo so, lo fanno per regalarci momenti di gioia con il toto-nomine.
In realtà Fassino e Chiampa si stanno muovendo sottotraccia. Nei prossimi giorni dovrebbe esserci un incontro per discutere la questione. E mentre imperversano candidature e autocandidature, i due baldi cacciatori di teste pensanti fanno le loro mosse. Alcune a sorpresa.
Ma andiamo con ordine. Partiamo dai nomi più citati - e usurati.

Vittorio Bo, sponsor e cattivi ricordi

Vittorio Bo
Per la presidenza continua a ronzare il nome di Vittorio Bo. A dire il vero, più che favorito lo potrei definire "sostenuto". Non passa giorno che qualcuno tiri per la giacchetta Fassino e Chiamparino (più Fassino che Chiampa) sponsorizzando l'ex (molto ex) einaudiano, nonché direttore del Festival della Scienza. Il problema è che a Torino Vittorio Bo non è amato. Diciamo che non ha lasciato grandi ricordi. E pure nel resto d'Italia il nostro può contare su numerosi e fervidi disistimatori. Ho l'impressione che nemmeno Fassino sprizzi entusiasmo nei suoi confronti. Benché sulla carta sia il candidato più forte, io non ci scommetterei un centesimo. A meno che in città esploda la febbra del lemming.

Oliva, l'eterno candidato

L'altro candidato eterno alla presidenza è l'ex assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva. Pare che glielo avessero promesso. L'attuale assessore, Antonella Parigi, gli vuole un gran bene (fu lui a chiamarla alla direzione del Circolo dei Lettori) e assilla il povero Chiampa un giorno sì e l'altro pure. Chiampa è freddino. Suppongo per due motivi: intanto per la nomina di Oliva alla presidenza ci sarebbe un problema burocratico, però superabile; inoltre Oliva non è benvoluto da tutti, com'è inevitabile per chi come assessore ha fatalmente scontentato qualcuno. Tanto più che il buon Sergio forse conserva in qualche recesso del suo cuoricino la speranzella di sistemare al Salone il suo fidato Sergio Soave.

Le signore del CdA

Giulia Cogoli
Ci sono poi le due signore del CdA del Salone, Giovanna Milella e Giulia Cogoli.
La Milella è in corsa per la presidenza. Come segretario generale del Prix Italia s'è conquistata un notevole merito agli occhi di Fassino facendo di Torino la sede fissa del premio. Fassino l'ha già abbondantemente ringraziata nominandola nel CdA; ma Filura, si sa, è insaziabile nella riconoscenza come nel rancore. A me la Milella non entusiasma, come tutto ciò che sa di Rai. Ma il mio parere non conta.
Giulia Cogoli sarebbe - mi giura chi la conosce bene - un'ottima direttrice. Ha gestito le prime dieci edizioni del Festival della Mente di Sarzana, e so per certo che la Parigi quand'era direttrice del Circolo e di Torino Spiritualità la invidiava (e la ammirava) moltissimo per i programmi che metteva in piedi. Immagino che adesso, come assessore, Antonellina sarebbe ben felice di non farsela scappare.
Però non dimenticatevi di Maurizia Rebola. L'attuale direttrice del Circolo dei Lettori è una manager culturale con le carte in regola e al Salone ci punta eccome. Magari per sveltire l'abbraccio con il Circolo.

Tra tanti litiganti...

Quando i candidati pullulano, spesso restano tutti rimminchioniti. Fassino e Chiampa non hanno ancora deciso nulla, e si guardano attorno. Nei giorni scorsi hanno interpellato una figura fuori dai giochi di potere, con un importante curriculum professionale e culturale, e non legata a camarille e gruppi di pressione. E gli hanno chiesto se fosse disponibile per la presidenza. Preciso che non sto riferendomi a Roberto Moisio, che pur risponderebbe per certi versi alla descrizione, e che un anno fa sembrava ben piazzato. Oggi quell'ipotesi sembra tramontata. Però il nome del nuovo papabile non lo scrivo. Non gioco a bruciare i candidati veri.

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