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Tout se tient: vorrei che ammiraste la nuova, imbarazzante promozione turistica dell'Italia |
Leggo notizie come questa e capisco quanto il nostro Paese sia caduto in basso (e in che brutta compagnia!), e quant'è importante che ci sia ancora, almeno a Torino, un festival come Lovers, e che Lovers sia voluto, sostenuto, finanziato dal Comune e anche dalla Regione; e che Regione e Comune, insieme, lavorino per creare a Torino un Museo dell'Omosessualità: perché qui non è questione di schieramento politico, ma di civiltà; non è una scelta di destra o di sinistra, è semplicemente la sottile ma invalicabile linea che ci separa dalla barbarie.
Così, oltre a vergognarmi per il mio Paese - che, ammettiamolo, spesse volte nella Storia, e pure nella cronaca, non ci ha risparmiato occasioni per vergognarci - mi sono pure sentito in colpa perché quest'anno, a differenza del passato, mi sono occupato pochissimo di Lovers, che - vi ricordo - prosegue ancora fino a domenica al cinema Massimo, con un programma come sempre molto ricco e divertente: in particolare segnalo Rosa Chemical ospite domani sera e il gran finale domenica dalle 20 con Paola&Chiara e Alex Di Giorgio .
A dire il vero, di tante altre cose, pure importanti, non mi sto occupando qui sul blog, che da un po' di tempo trascuro. Il fatto è che, al momento, mi diverto di più a scrivere per il Corriere, e alla mia età uno ha il diritto di fare soltanto ciò che lo diverte; e per il Corriere sto seguendo degli argomenti che mi interessano (e, ripeto, mi divertono), tipo la situazione dei nostri musei. Aggiungi che ho altre urgenze, tipo godermi le persone care e posti che amo e i piccoli piaceri quotidiani, e quando ragiono a mente fredda sull'aspettativa di vita media del maschio italiano (80,5 anni) mi rendo conto di non aver tempo da perdere. Ok, statisticamente lo spiacevole evento non è proprio dietro l'angolo (almeno, non ancora così dietro l'angolo come s'augurerebbero certi tipacci che mi guardano in cagnesco perché metto le birbe alla berlina) ma insomma, chi ha tempo non aspetti tempo: e oltre alle tante cose che vorrei fare prima di togliere il disturbo, ho anche l'assillo dei troppi libri importanti che devo ancora leggere, o rileggere, prima di spegnere la luce. Mi sembrerebbe brutto rinunciare a tutto quel bendiddio che quattromila anni di scrittura hanno prodotto a mio beneficio. Sicché dedico buona parte delle mie giornate a sfruttare quanto più possibile l'inesauribile giacimento della mia biblioteca: ultimamente ho scalato le 1.200 pagine delle "Storie Filippiche" di Pompeo Trogo epitomato da Giustino, adesso sono impegnato con la "Biblioteca storica" di Diodoro Siculo, ma mi rendo conto che è come tentar di svuotare il mare con un cucchiaio, e invidio Hemingway che nella prefazione dei "Quarantanove racconti" dice "mi piacerebbe vivere tanto da poter scrivere altri tre romanzi e ventinove racconti. Ne so di quelli buoni". Verrebbe da rispondergli alla Troisi "io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere", e in effetti i libri che vale la pena di leggere non sono milioni, ma migliaia sì, e vi parlo soltanto dei classici: e temo che non riuscirò a esaurire la produzione completa di Dickens, per non parlare di quel grafomane di Balzac, e confesso che di Tolstoj mi resta ancora "Anna Karenina", e prima o poi vorrei pure leggermi per intero Tito Livio, o "I Lusiadi" di Camões, e "Storia della Rivoluzione francese" di Michelet, e le "Antichità giudaiche" di Giuseppe Flavio, e non avrei neppure grattato la superficie della miniera. Confesso che perdermi tante meraviglie sarà, quando verrà il momento, un rimpianto: certo non il più grave, ma insomma, nemmeno il minore. Per cui scusatemi quando trascuro dal blog: sappiate che sono da qualche parte nei Mari del Sud con Stevenson e Conrad, nell'esercito di Alessandro con Arriano, in giro per il mondo con Verne, sui campi di Waterloo con Stendhal.
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