Passa ai contenuti principali

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE


L'estate sta finendo, e me ne torno alla città giusto in tempo per non esserci alla riconsacrazione di piazza San Carlo come teatro d'eventi di massa. Pazienza, ho ascoltato Stefano Bollani tante altre volte in situazioni più consone alla sua musica, e ho altri impegni per la serata. Ma un po' mi dispiace: l'evento ha, per certi versi, una valenza epocale - beh, si fa per dire... - perché sarà qualcosa di molto diverso dai tanti concerti pop del tempo che fu, quando la piazza si gremiva - tutti in piedi, tutti gratis, tutti pigiati - per Traffic o per Capodanno, per Little Steven o per De Gregori, fino a un crepuscolare Domenico Modugno acclamato da una folla immensa nel maggio del 1992. Altri tempi. Oggi transenne, biglietterie, posti a sedere, accessi sorvegliati, misure di sicurezza capillari e patemi infiniti sono le condizioni minime per andare oltre la pagina più triste e vergognosa della lunga storia di piazza San Carlo. E potete scommettere che stasera nessuno dei responsabili andrà a vedere la partita della Nazionale, neanche in tivù.

Ad ogni modo, sono tornato. E dopo due mesi di assenza non ho notato grossi cambiamenti. Per dire, al Museo del Cinema si aspetta sempre che il Comune nomini il suo rappresentante nel nuovo Comitato di gestione, ma mi sembra che i candidati potabili scarseggino e non riesco a dar torto ai galantuomini e alla gentildonne che declinano l'insidioso laticlavio. In compenso è iperattivo il direttore Mimmo De Gaetano, impegnato nell'operazione-simpatia scatenata dal suo consulente d'immagine (trattasi di figura novissima per i ruolini di paga della Mole, mai neppure immaginata dai precedenti direttori che forse non ne avvertivano la necessità); tale operazione al momento ha prodotto interviste e interventi autocelebrativi del bravo punkettone di borgata assurto alle vette del Museo del Cinema, dove spera di rimanere a lungo suscitando nel colto e nell'inclita simpatie ed empatie, en manque de mieux.

A proposito di borgate: finora non avevo scritto nulla sull'autochiusura decisa da quelli di Spazio 211 stremati dalla forzata convivenza con la criminalità che infesta i dintorni. Purtroppo certe situazioni sono stranote, e le parole senza azioni conseguenti sono inutili; eppure nei giorni scorsi tante ne sono state dette e scritte, di parole, sicché alla fine mi sono rassegnato ad aggiungere al chiacchiericcio anche le mie modeste considerazioni, che come tutte le altre non serviranno a nulla. Comunque, se pensate che vi possano interessare, le trovate sul Corriere di oggi. Sono invece lieto di apprendere che - come fanno sapere quelli dello Spazio - "aspettando azioni concrete da parte delle Istituzioni di competenza, la scena musicale e culturale torinese mostra ancora una volta unità e coesione". Infatti, prosegue il comunicato, "per non deludere né scoraggiare le numerosissime persone che ci stanno scrivendo con affetto e passione, abbiamo deciso di spostare il concerto di Buck Meek dei Big Thief del 13 settembre (che sarebbe stato altrimenti annullato) presso il Magazzino sul Po, che ringraziamo di cuore per il supporto. La vostra vicinanza e sensibilità dimostrata in queste ore ci ha incoraggiato a mantenere questo concerto che per noi sarà l’ennesimo atto di resistenza. Grazie a chi sceglierà di esserci per dare insieme un segnale forte e ipotizzare l’eventuale recupero anche dei prossimi concerti in programma. Speriamo sia un’occasione per far sentire la nostra voce più forte che mai".

Speriamo davvero.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CULICCHIA DIRETTORE DEL CIRCOLO

Uscito sul Corriere e non disponibile on line. È andata come era previsto, e logico: Giuseppe Culicchia è il nuovo direttore del Circolo dei Lettori. Nomina scontata, se solo si considera il curriculum: scrittore affermato in Italia e pubblicato anche all'estero; solidi legami sia con la scena culturale cittadina, sia con l'editoria nazionale; esperienza nel mondo dei giornali; una lunga collaborazione con il Salone del Libro; apprezzato anche al Circolo, dove dirige un festival letterario, «Radici», di ottima qualità. Insomma, il perfetto kit del candidato naturale alla successione di Elena Loewenthal, anche a prescindere dall'endorsement – alquanto sfacciato – del fratello d'Italia Maurizio Marrone; endorsement che a Culicchia ha fatto più male che bene, facendone involontario oggetto di scontri di potere e appiccicandogli addosso un'etichetta «politica» che dubito gli appartenga e comunque non s'è avvertita nelle sue scelte alla direzione di «Radici», onestam...

IL CINEMA CHE PIACE A MOLLICONE

Già al Regio, venerdì sera, l'occupazione delle poltrone d'onore raccontava i nuovi equilibrii: accanto a un rabbuiato Lo Russo sedevano ( nella foto da sinistra - beh, si fa per dire... - a destra ) Alberto Cirio, quindi il direttore del Tff Giulio Base (poltrona raramente occupata, lui stava sempre sul palco), più a destra ancora il fratello d'Italia Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura della Camera, e infine Sergio Castellitto in quota amicale. Specchio del paese, la maggioranza cinematografica si accomoda al Torino Film Festival lanciando accorati appelli per salvare l'industria del cinema (Castellitto) e subito dopo impegnandosi a salvarla «ma con cognizione» (Mollicone). Intanto a Roma covano tagli al Fondo per il cinema mentre a Torino la giunta Cirio proclama la granitica volontà di «trasformare il Piemonte in uno dei principali poli cinematografi d'Europa». Nientemeno. Si mettessero d'accordo con se stessi: 'sto cinema lo voglion...