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LE RICADUTE DI FILM COMMISSION, DAMILANO REPLICA AL SENATORE E SPARA A ZERO SUI DETRATTORI

E' arrivata la risposta del presidente di Film Commission Paolo Damilano ai commenti critici al mio post "Studio Uno, ricaduta da 1,3 milioni". La pubblico immediatamente e integralmente.
A seguire pubblico anche la replica che una delle persone coinvolte nello scambio di opinioni, Marzia Milanesi, ha prontamente pubblicato sulla mia bacheca Fb.
Non nascondo che sarei ansioso di ospitare pure la replica del senatore Airola, quello che - sfidando Damilano a smentirlo - ha parlato di "sciocchezze" e "propaganda" commentando i dati forniti da Film Commission: affermazioni gravi e che alla luce di quanto scrive il presidente di Film Commission devono ora essere concretamente dimostrate, per non fare come quelli di San Damiano che tirano la pietra e nascondono la mano.
Paolo Damilano: "I dati sono pubblici, Airola venga da noi a informarsi"

La risposta di Damilano

A seguito dei commenti apparsi in questi giorni sui social (intende sulla mia pagina Facebook, vi linko il post con tutti i commenti, NdG) intorno al comunicato diffuso da Film Commission sulla ricaduta sul territorio della fiction “C’era una volta Studio Uno”, il presidente Paolo Damilano precisa:
“In riferimento a quanto richiesto dal Senatore Airola nel corso di questo week end attraverso i social, confermo che la fiction realizzata dalla casa di produzione Lux Vide e Rai Fiction con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte è stata girata per 6 settimane sul territorio piemontese, con una ricaduta di 1.337.624 (come descritto nel nostro comunicato stampa del 10 febbraio), coinvolgendo troupe di produzione, comparse, scenografi, costruzioni, macchinisti, set dressing, troupe trucco e parrucco, attrezzeria di scena, elettricisti, operatori, reparto suono, troupe trasporti, costi location esterni, veicoli di scena, viaggi e soggiorni.
La Fondazione Film Commission Torino Piemonte è comunque disponibile a dare qualsiasi altro tipo di informazione al Senatore Airola, o a chiunque avesse necessità di ulteriori chiarimenti presso gli Uffici di via Cagliari, così da non dover rispondere a incontrollate insinuazioni lanciate attraverso canali mediatici.
Si desidera inoltre esprimere tutto il possibile dissenso nei confronti dei commenti poco correttamente esposti dalla signora Marzia Milanesi.
La predetta, che si rammenta fino all’anno 2014 ha ricoperto l’incarico di ufficio stampa percependo dalla Fondazione ampi emolumenti, nel corso del week end si è unita al coro delle insinuazioni nei confronti della Film Commission.
È noto come già da tempo la signora Milanesi utilizzi i social per mettere in cattiva luce la Fondazione.
Nella speranza che tale comportamento non derivi dal livore che la signora nutre nei confronti della Film Commission Torino Piemonte, livore improvvisamente nato a seguito della conclusione del suo rapporto di lavoro, ci si riserva il diritto di tutelare legalmente la correttezza, la professionalità e l’onorabilità dell’operato della Fondazione, del suo Presidente, di tutti i funzionari, dei dipendenti e dei collaboratori, nei confronti di chiunque vi getti discredito o comunque tenti di infangare il grande impegno profuso a favore del Territorio”.

La risposta di Marzia Milanesi

"Chiedo ospitalità sulla tua bacheca, Gabriele, ma il comunicato stampa di Film Commission Torino Piemonte con le precisazioni del presidente Paolo Damilano è “ad personam”, a me dedicato... pertanto mi tocca.
Per punti:
- riguardo ai “commenti poco correttamente esposti dalla signora Marzia Milanesi”: non si tratta di commenti, ma di un dubbio esposto con più che estrema correttezza; è lì da leggere nel post http://gabosutorino.blogspot.it/.../il-senatore....
(Dubbio che il presente comunicato non chiarisce, limitandosi a ribadire quanto precedentemente dichiarato)
- si rammenta che la “predetta (ndr. io) fino all’anno 2014 ha ricoperto l’incarico di ufficio stampa di Film Commission”: non c’era bisogno di ricordarlo, lo scriveva Ferraris nel post di cui sopra e lo specificavo io in un commento a tale post;
- segue poi un’affermazione sconcertante, diffamatoria e grave per la sua falsità: “È noto come già da tempo la signora Milanesi utilizzi i social per mettere in cattiva luce la Fondazione”. Attendo uno straccio di prova, la cui mancanza sarà un’esplicita smentita di quanto incautamente affermato;
- le minacce finali “ci si riserva il diritto di tutelare legalmente la correttezza, la professionalità e l’onorabilità dell’operato della Fondazione, del suo Presidente, di tutti i funzionari, dei dipendenti e dei collaboratori, nei confronti di chiunque vi getti discredito o comunque tenti di infangare il grande impegno profuso a favore del Territorio” sono del tutto incongrue rispetto a quanto da me scritto. E qualora intendessi, in futuro, esprimere in modo civile qualche dubbio o perplessità sull’operato di Film Commission, mi riterrò senz’altro in diritto di farlo in quanto cittadina di uno stato di diritto. Ci mancherebbe!
- quanto al mio presunto “livore” (a distanza di 2 anni e mezzo dalla fine del rapporto con FCTP!) invito a coglierne traccia nell’intervento incriminato. Diciamo invece, per usare un eufemismo, che sprizza da tutti i pori - nei miei confronti - dal comunicato di Film Commission; e questo, oltre che inspiegabile, è francamente imbarazzante. E non già per me. Saluti increduli".

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