Passa ai contenuti principali

OLIMPIADI, RICERCATORI E SPINGARDE: IL SECONDO PIU' INUTILE POMERIGGIO DELLA MIA VITA

Sono andato vicinissimo a battere il record del pomeriggio più inutile della mia vita, a tutt'oggi detenuto dall'esercitazione di tiro con il Garand durante il servizio di leva al CAR di Savona. Ieri - spinto dalla mia insana passione per il grottesco - mi sono fiondato in Consiglio comunale per assistere a un farsesco dibbatttito sulle Olimpiadi 2026 a Torino: l'equivalente, sul piano di realtà, di un dibattito sulle mie prospettive di battere il record di Bolt sui 100 metri.

Poche idee ma ben confuse

I nostri parolai hanno dato il meglio di sé esibendosi in una lussureggiante gamma di variazioni sul pensiero di Mogol & Da Ponte - Io Vorrei Non Vorrei Ma Se Vuoi / Vorrei E Non Vorrei Mi Trema Un Poco Il Cor - e per quanto ne ho capito le Olimpiadi del 2026 le vedremo in tivù ma con la soddisfazione di esserci gloriosamente coperti di ridicolo. La gag è completata dall'odierno commento dell'assessore Sacco al sondaggio sulla volontà dei torinesi di ospitare i Giochi: "Questo è un tema troppo delicato. Qualsiasi cosa si dica si sbaglia, come amministrazione stiamo lavorando sul progetto". E ti pareva che non "stanno lavorando". Anzi no. Cioè sì. Ma anche forse. Il tema è delicato. 
Anche le mie palle sono delicate. Di conseguenza il mio pomeriggio in Consiglio comunale avrebbe sbriciolato le medesime nonché il record di inutilità del mio pomeriggio al poligono di tiro del CAR di Savona, non fosse per due interpellanze di Magliano e Morano e relative risposte di Maiunagioia che quantomeno mi consentono di riportare qui sul blog un paio di informazioni inessenziali, e tuttavia di qualche, sia pur minimo, interesse per i perdigiorno come me.

Spingarde sparpagliate: il destino di un museo

La collezione del Museo d'Artiglieria nella caserma Amione
Prima informazione. Interpellata sul destino del Museo di Artiglieria - la cui collezione dal 2008 giace immagazzinata nella caserma Amione di piazza Rivoli - Leon ha annunciato che "presto" il Museo sarà riallestito (naturalmente con criteri moderni, inclusivi e non bellicisti) al Mastio della Cittadella; ma lì troveranno posto soltanto i pezzi più significativi per raccontare la storia urbanistica e militare di Torino, mentre una seconda tranche di colubrine e bombarde verrà sistemata a Torino Esposizioni (campacavallo) e infine i rimanenti cannoni e spingarde saranno custoditi nell'ex caserma Dabormida, non appena l'avranno ristrutturata (ricampacavallo). L'idea è di creare un "museo diffuso" - direi diffusissimo - che inglobi anche gli sparsi e sotterranei resti delle fortificazioni sabaude. Leon non ha precisato quando il progetto si realizzerà. Ha però detto che "ci stanno lavorando", il che consente di collocare l'evento entro la fine del secolo.

La Notte dei Ricercatori? Non è colpa mia!

Seconda informazione. In risposta a un'interpellanza sulla mancata assegnazione a Torino della Notte Europea dei Ricercatori, dopo ben 12 edizioni, Leon ha precisato che non è colpa dell'amministrazione comunale: della Notte dei Ricercatori si sono sempre occupati Università e Politecnico, non il Comune, e quindi sono loro ad aver toppato, se quest'anno la candidatura non è stata accolta perché la proposta che hanno presentato al bando europeo non è risultata abbastanza "creativa". Se ne deduce che non è soltanto il Comune a perdere qualche colpo: è l'intero sistema torinese che sta andando in vacca. 
Leon ha però voluto rassicurare tutti: appena saputo dell'inopinata bocciatura, la gioiosa macchina da guerra comunale s'è messa in moto, contattando gli atenei e spiegando tutta la propria geometrica potenza per far sì che già nel 2019 la Notte Europea dei Ricercatori torni a Torino. "Stiamo lavorando", ha garantito Leon. 
E così anche la Notte Europea dei Ricercatori ce la siamo levata dai coglioni.
Adesso me ne vado al mare. Cercate di non fare troppi danni.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...