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SCUSATE IL RITARDO: SALVATORES GUEST DIRECTOR DEL TFF

Gabriele Salvatores, guest director del Tff (foto di Claudio Iannone)
Sarà Gabriele Salvatores, premio Oscar per "Mediterraneo", il guest director della trentaquattresima edizione del Torino Film Festival, che si terrà dal 18 al 26 novembre. Vien da dire "era ora", visto che già nel 2012 Salvatores era stato sul punto di accettare la direzione (quella vera) del Tff, dopo Gianni Amelio. Ma, come al solito, a Torino si alzò un canaio tale che lui preferì lasciar perdere. Fu un esempio preclaro del tafazzismo sabaudo. Va però detto, a onor del vero, che la successiva scelta di Virzì si dimostrò più che azzeccata.

"Il guest director ideale"

Comunque, adesso Salvatores approda al Tff, con quattro anni di ritardo: prosegue così la formula del "direttore ospite", che firma una sezione del Festival, aperta dalla direttrice Emanuela Martini invitando nel 2014 Paolo Virzì, che l'aveva preceduta alla direzione del Tff, e quindi, lo scorso anno, Julien Temple. Salvatores parteciperà all'inaugurazione e a diversi incontri con il pubblico nel corso della kermesse. Il presidente del Museo del Cinema Paolo Damilano ha detto che cercheranno di coinvolgerlo il più possibile. E te credo. Ma nello specifico ruolo di "direttore ospite" Salvatores si occuperà della sezione "Cinque pezzi facili" dedicata ai film che gli hanno segnato la vita.
Dice Emanuela Martini, direttore del Tff: "Trovo che Gabriele Salvatores sia l'autore ideale per ricoprire il ruolo di guest director del Tff. È un regista che si muove tra spazi e suggestioni diverse, che rischia e osa temi e stili insoliti e, nello stesso tempo, non si sottrae al fascino della cultura popolare che, comunque, sottende il cinema. E la sua scelta dei 'Cinque pezzi facili' dimostra quanto Salvatores sia in sintonia con l'idea di un cinema che continua a reinventarsi, a rinascere, nel pieno spirito della tradizione del Tff".

Un simpatico topolone

A me Salvatores sta simpatico a prescindere, per via di quell'aria da topolone e per la scena iniziale di "Turné" quando Fabrizio Bentivoglio al provino recita una poesia intensissima e drammatica, e gli chiedono se è di Garcia Lorca, e lui risponde soltanto "Mick Jagger!"; e in effetti è la traduzione in italiano di "Paint it black" dei Rolling Stones. E poi certo tutti gli altri film, ci mancherebbe, alcuni li ho amati tantissimo, e lo ringrazierò per sempre per "Mediterraneo" e "Marrakech Express", specialmente per le partite a pallone, e anche per "Io non ho paura" che era un film perfetto, e per "Italy in a day", e insomma, Salvatores è Salvatores. Però lì, Mick Jagger come Garcia Lorca, lì siamo oltre, siamo al sublime. E vabbé, insomma, si vede che sono contento che venga a fare il guest director a Torino?

Salvatores: "I film che mi hanno impedito di fare l'avvocato"

Salvatores ha scritto un breve intervento per spiegare il progetto (e le ragioni) di "Cinque pezzi facili". Ve lo riporto integralmente: "Era tutto pronto. La mia stanza, la scrivania, persino la targhetta d'ottone col mio nome sulla porta dell'ufficio legale di mio padre. Ma c'erano in giro quei film, in quegli anni... E quella musica che ti catturava dalla colonna sonora! Devo ringraziare questi cinque film, questi 'Cinque pezzi facili' (ma non semplici), perché sono tra quelli che mi hanno impedito di fare l'avvocato. Un film può cambiarti la vita? Nel mio caso la risposta è sì. Anche se, per essere sincero, accanto a quei film, c'erano anche tanti romanzi e tante, tante canzoni. Sicuramente nella storia del cinema ci sono film più belli, più profondi, anche più interessanti dal punto di vista artistico. Ma quei film mi hanno fornito la spinta emotiva, irrazionale, che mi ha permesso di incamminarmi sulla strada del teatro prima e del cinema poi. L'emozione senza pensiero, forse, non è sufficiente. Ma anche il pensiero da solo non basta. Ecco perché voglio condividere questi film con voi. Perché faccio questo mestiere nella speranza che (sì!) un film possa cambiarti la vita".

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