Passa ai contenuti principali

AVANZI DI LINGOTTO, LA PRIMA GIORNATA: IL SALONE DEL PUFFO E UNDISCORSO DA MINISTRO


Non ho scritto per giorni e giorni. Mi era passata la voglia. D'altronde gli argomenti difettavano: questo blog si occupa di cultura, non di furti di polli.
Ma oggi è cominciato il Salone, e m'ero preso con il Corriere l'impegno d'onore di occuparmene. Sicché sono andato al Lingotto. Ed è successo qualcosa di stravagante: l'estasi del grottesco ha sovrastato in me il disgusto che suscitano in qualsiasi gentiluomo i miserandi spettacoli da poveracci che si replicano sempre più stancamente sulle assi dell'avanspettacolo cittadino. 
Quindi sono partito a scrivere compulsivamente: e la produzione è andata ben oltre la civile richiesta del Corriere di un articolo giornaliero. A fine giornata al Corriere ho dato un pezzo che racconta un'ennesima visione del Chiampa sul Salone del futuro, praticamente un sequel di quello uscito sul Corriere di ieri; parla della possibile fusione fra Circolo dei Lettori e Fondazione Cultura, e lo potete leggere a questo link. Altri due articoli mi sono rimasti nel pc: e poiché detesto lo spreco, specie se si tratta di cose mie, ho deciso di pubblicarli qui sul blog. Tanto per riavviare il motore. Eccoli.

1) Il Salone del Puffo

Stile istituzionale: la seconda e la terza carica dello Stato tagliano il nastro.
Per lei un completino fetish-leather total black da casalinga inquieta; per lui
la disinvolta giacca Ovs sui jeans del mercato (la cravatta è rimasta sul bus).
Alle loro spalle Massimo Bray è in evidente disagio nell'abito di buon taglio
Ho assistito alla snervante pantomima dell'inaugurazione; discorsi e discorsetti; baci e abbracci; e visita a passo di marcia tipo il professor Tersilli e il codazzo dei suoi assistenti della clinica Villa Serena. I pomposi palloni in testa e dietro assistenti al soglio, guardaspalle, consigliori, reggicoda, portaborse, coboldi e altri domestici. E tutti a congratularsi, a ripetersi l'un l'altro ma quanto siamo bravi, ma che bel Salone signora mia, e sapesse quanti strapazzi, non le dico...
No, signora mia. Non è un bel Salone. Non può essere bello un Salone costruito sul peccato che grida vendetta al cospetto di Dio: non pagare la giusta mercede agli operai.
Dodici dipendenti dell'ex Fondazione per il Libro sono senza stipendio da settanta giorni. E ci sono i fornitori non pagati, aziende che rischiano il fallimento e tremano per il futuro.
Ieri ho saputo che almeno per i dipendenti la soluzione sarebbe vicina. "Li pagheremo già lunedì, a fine Salone", mi è stato assicurato da chi può assicurarmelo. E Bray ha garantito che entro lunedì anche i fornitori otterranno quantomeno risposte, se non danari. Io prendo nota, e aspetto. Prima vedere moneta, poi cantare vittoria.
Certo, nessuno ha voluto questa situazione. E' una conseguenza della liquidazione; a sua volta conseguenza di tanti errori, remoti e recenti, commessi da tanti, in buona o cattiva fede.
Ma intanto lorsignori sfilano a passo di marcia, e promettono, e distribuiscono complimenti, perché i complimenti non costano niente, ma neanche valgono niente e non puoi andare dal macellaio e dirgli vede quanti complimenti mi fanno il signor presidente della Camera e la signora presidentessa del Senato e la signora sindaco e il signor governatore e i signori ministri e la signora maestra e gli assessori e i direttori e gli ispettori; e adesso me le incarta due fettine di sanato, che gliele pago con i complimenti?
"E questo è un li-bro...". Una componente dello staff illustra alle
istituzioni le meraviglie del Salone. Alle sue spalle l'attentissima
Francesca Leon segue le spiegazioni con evidente ammirazione

Capisco che ci sono le leggi e i regolamenti da rispettare, e le pastoie legali e la burocrazia: ma dov'erano, le vostre leggi e i vostri regolamenti - e pure le vostre precarie dignità - quando si trattava di beneficiare il sodale di turno con ricche prebende a fronte di incerti servigi?
L'aspetto curioso dell'intera vicenda, per altri versi tristemente banale nell'Italia del lungo scontento, è che i dipendenti non pagati continuano a lavorare. E tanti fornitori non pagati continuano a fornire. E aspettano i danari con pazienza degna di miglior causa. Dicono che lo fanno per amore del Salone. Se così è, fanno malissimo: gli amori non ricambiati ammazzano, bisogna fuggirli altrimenti nel migliore dei casi passi per cretino, nel peggiore ci perdi l'anima e la salute.
E scusate quindi se non condivido appieno la letizia del Salone più bello che mai.
No, cari i miei. Quello che avete inaugurato facendovi tanti complimenti e tante moine sarà bello e grande e piacerà al mondo intero, ma non chiamatelo Salone del Libro. E' il Salone del Puffo.

2) Un discorso da ministro

Massimo Bray nel suo discorso inaugurale (che potete scaricare dal sito del Salone) s'impegna a tutelare le aspettative dei dipendenti e dei fornitori del Salone, "anche se non ho titolo ufficiale". Frase sibillina: un titolo ufficiale, seppur largamente ornamentale, ce l'ha, il Massimo Bray presidente della "cabina di regia" che nessuno ha ben capito a che serva, se non a tutelare l'ego sospettoso dei politici e dei cacicchi che si sorvegliano l'un l'altro mentre pastrocchiano sul Salone.
Forse però Bray alludaìe al fatto che, finito questo Salone, la struttura cambierà, scomparirà la cabina di regia, e anche lui dovrebbe uscire di scena.

Sia come sia, quello è l'unico passaggio oscuro del discorso di Massimo Bray in apertura del Salone. Un discorso da ministro.
Lui, l'ex ministro della Cultura del governo Letta, li sa scrivere, i discorsi da ministro. Cita Moro e Berlinguer, auspica e delinea, si rivolge agli insegnanti e agli studenti, agli artisti e ai librai, ai politici e ai cittadini, indica obiettivi per il riscatto dell'arte trascurata e delle periferie degradate, per tutti ha una buona parola e un segno di speranza, racconta un paese ideale che non c'è e mai c'è stato, però è possibile, perbacco, ci mancherebbe, ci arriveremo senz'altro con il prossimo governo, quale che sia. E sciorina le frasi che emozionano il popolo - "La via di uscita dalla crisi della comunità europea non è chiudersi nei propri interessi". "La cultura sarà al centro del mondo che stiamo costruendo". "Il mondo appartiene a chi ha il coraggio di prendersene cura".
C'è visione, in questo parlare da ministro. Difatti in tanti pensano che Bray ci provi, a questo giro. I suoi rapporti con i cinquestelle sono ottimi, è pure andato alla convention di Ivrea, e nessuno, ormai, fa caso ad antiche vicinanze piddine. Quando gli faccio notare che il suo è stato un discorso da ministro, più che da presidente di una strampalata cabina di regia, lui mi risponde con una smorfia strana. Come per reprimere un sorriso. O magari anche no. Nessuno che voglia diventare ministro ammette di voler diventare ministro. Ma questo Salone non sarà l'ultimo di Massimo Bray. Tornerà. Magari da ministro, però tornerà.


Commenti

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...