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CINEMAMBIENTE A CONTI FATTI (E IL LOVERS EXTRALARGE)


Avete presente quella storia, che gira da mo', di "accorpare" CinemAmbiente a qualche altra manifestazione? A me non è mai sembrata una buona idea, sicché mi sono preso la briga di andare a verificare, bilanci alla mano, quanto costa in realtà al Museo del Cinema quel festival. Ho spulciato i conti e ho fatto un'interessante scoperta
 che racconto in un articolo sul Corriere di oggi: potete anche leggerlo a questo link.
Intanto, per chi non l'avesse visto, riproduco qui l'articolo uscito sul Corriere di ieri, non disponibile on line. Riguarda il futuro di un altro festival del Museo, ovvero Lovers.

L'audizione dei responsabili del Lovers Festival davanti alle commissioni congiunte Cultura e Diritti, ha partorito ben due notizie, una buona e una cattiva.
Quella buona ve la dico subito: la direttrice di Lovers, Vladimir Luxuria, è carica come una sveglia. Per l'edizione 2025, che sarà quella del quarantennale, vuole fare i numeri a colori: immagina un festival più lungo, che durerà otto giorni anziché i soliti sei (probabilmente dal 12 al 19 aprile); con più ospiti e più proiezioni; e più “connesso alla città” tramite una galassia di eventi di avvicinamento diffusi nei quartieri, nei cinema, dovunque possibile, non solo a Torino ma in tutto il Piemonte. Propositi accolti con compiacimento dai consiglieri presenti e dall'assessore Rosatelli. A Rosatelli, in ispecie, garbano assai gli eventi di avvicinamento.

Tuttavia Luxuria, sciorinando un commendevole senso pratico, ci tiene a informare gli astanti che - per realizzare progetti tanto vasti e ambiziosi – non è sufficiente l'unanime plauso: gradirebbe piuttosto sapere al più presto quanto le sarà consentito di spendere. E al risuonare della parola “budget” s'avverte in aula un pur sommesso imbarazzo. Mimmo De Gaetano, direttore del Museo del Cinema – ovvero l'ente proprietario, organizzatore e pertanto anche pagatore di Lovers – se ne sta sulle generali, ricorda che quest'anno per quel festival il Museo aveva messo a bilancio 360 mila euro “ma di sicuro abbiamo un po' sforato...”, e tuttavia garantisce che farà del suo meglio per celebrare degnamente il venturo quarantennio della rassegna. Per dirla alla Paolo Conte, “era una canzone che diceva e non diceva”.
Capisco la cautela: quest'anno per un Lovers di sei giorni il Museo ha speso, a detta del direttore (e conteggiando un ragionevole sforamento), circa 400 mila euro; a questi si aggiungono 149 mila euro di contributi dei soci e dello Stato, mentre i costi operativi si attestano a 517 mila euro, più 43 mila di tasse. Morale: l'impegno complessivo non è lontano dai 600 mila euro, come dire in media centomila euro al giorno; dunque per otto giorni si salirebbe occhio e croce a quota 800 mila, senza manco calcolare gli “eventi di avvicinamento”. Per cui, ridendo e scherzando, si viaggia verso la milionata. Ad averceli. 
(E qui mi permetto di inserire una nota a margine del mio articolo: applicando la stessa metodologia usata per CinemAmbiente, dal bilancio 2023 del Museo del Cinema, risulta che la spesa per Lovers effettivamente a carico del Museo l'anno scorso non ha superato i 268 mila euro su un budget complessivo di 485 mila. Ma di ciò avrò senz'altro occasione di riparlare. NdG)
L'assessore Purchia ci mette del suo: la schietta Rosanna conferma tutto l'appoggio possibile, anche sul piano economico, da parte del Comune, ma chiarisce che tocca al Museo ingegnarsi per far quadrare i conti. Aggiunge pure, l'ottimista Rosanna, l'auspicio di uno sforzo ad hoc anche da parte della Regione; sforzo sul quale tuttavia non farei troppo affidamento, considerata l'aria che tirerà al Grattacielo dopo il 9 giugno.
Pur con tali riserve di natura economica, la prospettiva di un Lovers 2025 in edizione deluxe ed extra large – almeno per quanto consentirà il budget - rimane comunque la buona notizia di giornata. Quella cattiva è presto detta: alla seduta congiunta delle commissioni Cultura e Diritti convocate per ascoltare gli organizzatori di Lovers, ovvero – giova ricordarlo – del “festival di cinema con tematiche lgbtq+”, c'erano in aula otto consiglieri comunali, compresa la presidente Patriarca, più altri quattro comodamente videocollegati dalle avite dimore. Dodici in tutto - su ventisette che fanno parte di una o di entrambe le commissioni - si son presi la briga di dedicare un'oretta del loro tempo prezioso a un incontro attinente sia allo stato della cultura torinese, sia alla tutela dei diritti lgbtq+. Dodici. Manco la metà. Prova lampante di quanto a certi nostri sceltissimi rappresentanti stiano a cuore la Cultura e i Diritti.

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