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L'ANTONELLINA VA ALLA GUERRA: IL SALONE CONTINUA

Antinella Parigi, assessore regionale alla Cultura
Alla fin fine mi sono rotto del Salone e delle sue traversie, quindi ho chiamato Antonellina Parigi e mi sono fatto spiegare esattamente lo stato dell'arte. Così me ne vado in vacanza sereno.

Conversazione con l'assessore

Dunque. L'Antonellina mi conferma che sì, hanno offerto a Massimo Bray la presidenza della Fondazione per il Libro, e lui ha dato la disponibilità, anche se si vedranno nei prossimi giorni per definire i dettagli.
Le domando se la proposta l'hanno fatta soltanto lei e il Chiampa, o se prima s'erano accordati con Wonder Chiara. "Figurati se facciamo una cosa simile senza essere d'accordo con il Comune - esclama l'indignata Antonellina - E' un nome condiviso, ci mancherebbe".
"Beh, mi sembra strano che a Appendino stia bene un piddino dichiarato, ancorché dalemiano...", faccio io. E opino: "Diavolo d'una donna. Si vede che se ne frega: ha capito che, senza il Salone, la Fondazione conta meno di un'Atl...".
Ho sempre avuto uno spiccato talento per fare incazzare le ragazze. E stavolta Antonellina s'incazza sul serio.
"Ma siete voi che continuate a dire che non facciamo più il Salone - sbotta. - Lo faremo eccome. Noi andiamo per la nostra strada". Sono tentato di obiettarle che mi ricorda Badoglio e la guerra continua. Ma non mi sembra incline ad apprezzare il mio raffinato humour, quindi provo un altro approccio.
"Vabbé, lo so, il marchio è vostro...".
"Il marchio è della Fondazione", precisa lei, pignola.
"Ok, ok, è della Fondazione, quindi soltanto la Fondazione può fare l'unico e originale Salone del Libro. Ma ammetterai che senza gli editori...".
"L'Aie non è tutti gli editori!".
Ragazzi, quant'è speciosa oggi... Tento di non esasperarla: "Certo, ma senza i grandi editori, senza Mondazzoli, il Salone sarebbe, come dire?, poverello...".
Mi stoppa: "E' ovvio che cerchiamo un accordo con l'Aie. Ma il Salone lo facciamo comunque, a Torino, con o senza l'Aie". Insomma, chi c'è, c'è. E chi non c'è s'attacchi.
Io però non sono ancora convinto: "Se l'Aie si apre il suo salone a Milano, sarà dura. Insomma, c'è il rischio che quello di Torino diventi un saloncino. O no?".
"Si vedrà. In questi anni qualcosa si è pur costruito, gli editori valuteranno", mi risponde la battagliera. E aggiunge, in cauda venenum: "Non mi pare che la fiera che già organizza l'Aie sia un successo clamoroso". Penso si riferisca a Più Libri Più Liberi, il salone della piccola editoria che da quindici anni si tiene a Roma con modeste fortune.
Ok, comunque il messaggio l'ho ricevuto, forte e chiaro. Il Salone continua. E le truppe torinesi reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi provenienza.

La strategia di Wonder Chiara

Dopo la telefonata, resto a rimuginare. Vorrei davvero capire il motivo di tanta accondiscendenza da parte di Appendino - sempre che Antonellina non abbia equivocato, s'intende. 
Ho la vaga impressione che Wonder Chiara non consideri il Salone una priorità: non quanto altre, almeno, tipo rieducarmi al veganesimo. Forse la scaltra Chiara preferisce starne fuori, per quanto possibile: per sua fortuna non ha responsabilità nella pregressa gestione, e non intende farsi coinvolgere nel disastro, se disastro dev'essere. Come diceva Woody Allen? Non temo la morte, ma quando accadrà preferirei non essere presente. Ok, gli anti-Appendino dicono che a Milano si sono imbaldanziti sapendo di aver di fronte un'amministrazione nuova e non immanicata col governo, tipo rubare le caramelle ai bambini senza neppure la maestra che faccia giustizia: cioè, io non me lo vedo Franceschini che si batte come un leone contro il compagno di partito Sala per salvare il culo alla grillina torinese. Ma questo è un effetto collaterale del voto che non si può addossare alla votata manco fosse una sua colpa.
Di sicuro, ho notato che nel programma di governo appendinesco non si fa cenno al Salone. Quasi lo dessero per estinto. Si parla della Fondazione per il Libro, questo sì, ma come strumento per "rafforzare la filiera del libro". Tanta roba.

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