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AFFONDAZIONE MUSEI: PARIGI SI SBATTE, MA IL COMA E' PROFONDO

Tre donne nella tormenta: da sinistra Parigi, Appendino e Leon
La buona notizia è che l'Antonellina Parigi sta sbattendosi come una dannata a salvare il salvabile della Fondazione Musei: dopo aver promesso 350 mila euro per sventare la chiusura della biblioteca della Gam, ieri ha proposto la creazione di un "dipartimento dei servizi" per i musei piemontesi - dal fundraising alla comunicazione, dal marketing allo sviluppo di progetti culturali. Un progetto nel quale la Regione è disposta a pompare altro denaro, e che potrebbe anche creare posti di lavoro per almeno una parte dei ventotto dipendenti della Ftm a rischio licenziamento. 
Ma sapete com'è: da queste parti, di questi tempi, è consigliabile vedere prima il cammello, e poi dare il denaro. Quindi, la premessa del progetto della Parigi è - pure per motivi legali, nonché di prudenza politica - che la Fondazione Musei si dia finalmente quel nuovo Statuto di cui si ciarla da tempo e che dovrà riconoscere un peso maggiore alla Regione. Giusto per non passare come al solito da ricchi scemi che pagano mentre i conti Mascetti fanno, disfanno e si vantano. Ma campa cavallo: aspettando un nuovo Statuto per una futura Fondazione Musei più grande e più regionale che pria, la malconcia Fondazione Musei attuale ha tempo di morire mezza dozzina di volte. 

Pensieri (pochi) e parole (troppe)

Sotto tiro: Cibrario, presidente della Ftm
Cari miei, il tempo stringe: il tavolo di crisi per la vicenda dei 28 esuberi alla Fondazione Musei è stato finalmente convocato per il 30 gennaio. Non è un bellissimo segnale. Spiego. La parti (Fondazione, sindacati, Comune e Regione) si erano incontrate una prima volta il 9 gennaio: la Regione aveva messo nel piatto i 350 mila euro per la biblioteca della Gam; il Comune aveva ripetuto l'impegno di trovare una nuova collocazione per tutti i dipendenti della Fondazione che avessero perso il posto di lavoro; e la Fondazione s'era riservata di valutare la situazione alla luce di quelle promesse, ed eventualmente rivedere il proprio piano di salvataggio. 
Ad ogni modo, la contabilità quella è. Il Comune da quest'anno ha tolto 1.350.000 euro di finanziamento alla Fondazione. Chiudere la biblioteca della Gam farebbe risparmiare 350 mila euro, rinunciare al Borgo 800 mila, per cui il buco sarebbe in pratica quasi del tutto coperto, perché i duecentomila che mancano all'appello in qualche maniera si recuperano, magari cucendosi un altro par di pezze al culo. Ma se 350 mila li mette la Regione, salvando la biblioteca, resterebbero comunque da trovare gli 800 mila per salvare anche il Borgo. In alternativa, il Borgo torna al Comune, e se lo spupazzino loro. Detta cinicamente.
Fatto sta che il 9 gennaio l'allegra brigata s'era salutata dandosi appuntamento di lì a due settimane. Invece le settimane sono diventate tre; e, in questi casi, se le cose vanno per le lunghe significa che nessuno ha in mano una soluzione certa. 
Nel frattempo i lavoratori non hanno più avuto notizie sugli eventuali ricollocamenti, e cominciano a sospettare che i solenni annunci della coppia Appendino-Leon fossero soltanto la classica supercazzola del conte Mascetti
Pare invece assodato che il Borgo Medievale verrà dismesso dalla Fondazione Musei (non è che 800 mila euro saltano fuori come i conigli dai cilindri) e restituito al Comune, che potrebbe affidarlo ai privati o decidere di gestirselo in proprio. Prospettive che allarmano - entrambe - i lavoratori del Borgo. La seconda persino più della prima: a quanto pare i malfidenti non hanno nessuna fiducia nelle competenze e nella progettualità della civica amministrazione per ciò che riguarda la gestione di un museo, tanto più se particolare com'è giustappunto il Borgo. Posso capirli. 

Il porcospino nelle mutande: ovvero, mai privarsi di un capro espiatorio 

E intanto Patriziona se la ride...
I musei civici sono ormai peggio di un porcospino nelle mutande, per la povera Chiarabella: dacché siede sullo scranno del sindaco, non le regalano una gioia che sia una.  
Morale della favola, che mi ricorda tanto la barzelletta del bambino ambizioso: dopo un anno e mezzo la povera Chiarabella, vittima di una maledizione da lei stessa evocata, ha finito per combinare analoghi malestri su bandi e nomine, ma con i visitatori dei musei in caduta libera e casini interni da chiamare i caschi blu. Nel frattempo ha dovuto tagliare ferocemente i finanziamenti alla Fondazione, inguaiando lo sventurato Maurizio Cibrario, il presidente da lei stessa nominato al posto dell'odiata Patriziona Asproni; e adesso si ritrova i musei civici senza grandi mostre, senza visitatori, senza soldi, con i dirigenti in fuga e i lavoratori alla disperazione. E non ci ha neppure uno straccio di capro espiatorio; che se era furba, si teneva l'Asproni e a quest'ora poteva darle tutta la colpa del disastro, senza rischiare figure dimmerda.

Commenti

  1. Il Circolo (pardon) museo del Vino in luogo della Borsa Valori (freddissimo e costosissimo) potrebbe andare al Borgo Medievale. .....

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