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ESPOSITO E I CATTIVI MAESTRI: UNA STORIA ANNI SETTANTA

La falsa prima pagina de La Stampa con la notizia dell'arresto di Ugo Tognazzi "cervello delle Brigate rosse"
Venerdì scorso, intervistato da Giuseppe Cruciani a "La Zanzara" su Radio24, un senatore torinese del pd, Stefano Esposito, noto per le sue posizioni pro-Tav, alla domanda su chi fossero i "mandanti morali" delle molotov depositate (per fortuna solo depositate) sul pianerottolo di casa sua, ha affermato che esistono "cattivi maestri" dietro alle imprese dei violenti. Tra questi "cattivi maestri" ha citato "quegli artisti che sventolano le bandiere no-Tav sul loro palco, senza saperne un cazzo".
Cattivi maestri: "Il capellone pugliese che piace ai giovani" (copyright Esposito)
Conosco Esposito. Sono indignato per le gravi minacce che subisce, e sono solidale con lui, come con chiunque sia perseguitato per le sue idee. Non condivido quasi nulla del pensiero di Esposito, ma sono convinto che, come ogni cittadino, egli abbia il diritto (e anche il dovere) di sostenere e difendere ciò in cui crede. E lo rispetto perché lo fa con passione. Capisco anche che un uomo, sottoposto a certe pressioni, possa sbroccare.
Però Stefano Esposito non è un cittadino qualsiasi. E' un senatore della Repubblica. Rappresenta tutti noi, e tutti noi lo paghiamo per rappresentarci. Di conseguenza, urge richiamarlo ad un contegno corretto, pur nella comprensibile angoscia del momento.
Cercherò di spiegare la faccenda in termini semplici e piani.
Tutto parte da concetti che si sono affermati in Occidente verso la fine del XVIII secolo, tipo "ordine democratico" e "diritto al dissenso". In virtù di certi principi affermati da alcuni signori in parrucca che fecero un paio di rivoluzioni in Francia e in America, oggi io - come chiunque - posso dissentire dalle idee di Esposito, e farmene un vanto, senza però mai esercitare contro di lui la minima violenza, fisica o morale, né accusarlo di reati o azioni immonde. E così Esposito, vicendevolmente, può dissentire dalle mie idee, alle stesse condizioni.
Evidentemente, chi mette le molotov sul pianerottolo di Esposito è fuori dall'ordine democratico. E più banalmente dalla legge.
Cattive maestre: la Mannoia con una bandiera sovversiva
Ma l'ordine democratico rispetta il dissenso pacifico, e ammette la pluralità delle opinioni. Il male profondo della nostra epoca, il nemico da battere, il cancro da estirpare, è sempre e comunque l'intolleranza.
Credere nella Tav, considerarla fattore di sviluppo economico e civile, battersi affinché il progetto vada a buon fine, è un diritto tanto indiscutibile, che appare folle la sola ipotesi che qualcuno subisca minacce e intimidazioni per averlo esercitato.
Ma anche opporsi alla Tav e muovere obiezioni a un progetto che, va detto, suscita tuttora molte riserve da parte di osservatori ed esperti indipendenti, è un fatto di democrazia, non un atto violento. Di conseguenza non è un atto violento, e neppure un'istigazione alla violenza, sventolare una bandiera no-Tav. Si parva licet, sarebbe come sostenere che chiunque tifi per una squadra di calcio, o ne sventoli la bandiera, è complice, o "mandante morale", o quantomeno "cattivo maestro", dei teppisti da stadio.
E anche in questo caso, appare folle che qualcuno debba subire infamanti e ingiuste accuse per il solo fatto di aver esercitato un proprio lampante diritto.
Conosco molti musicisti che in occasione dei loro concerti hanno salutato o dato solidarietà a quanti, nel pubblico, sventolavano bandiere no-Tav. Talora hanno esposto bandiere no-Tav sul palco. Non ricordo di averli mai visti sventolare dette bandiere. Ma se anche fosse, sarebbe comunque un loro diritto. Alcuni musicisti hanno addirittura partecipato a concerti contro la Tav: concerti, non sommosse. Ho anche sentito alcuni musicisti esporre le loro riserve sul progetto Tav, argomentandole con sensatezza, e dimostrando una certa competenza in materia. Ma sono pronto a testimoniare in qualsiasi sede è che non ho mai, e sottolineo MAI sentito i musicisti citati da Esposito (Fiorella Mannoia e Caparezza, che Esposito pittorescamente definisce "il capellone pugliese che piace tanto ai giovani"), o altri musicisti contrari alla Tav (ad esempio i Subsonica, che già in altra occasione Esposito aveva accusato di non condannare la violenza in Val Susa), mai, ripeto, li ho sentiti spendere, neppure in privato, una solo parola di simpatia nei confronti della violenza, sotto qualsiasi forma o con qualunque motivazione. Semmai, mi risultano infiniti appelli pubblici e privati, da parte degli artisti in questione, alla protesta pacifica.
Stefano Esposito, essendo nato nel 1969, è troppo giovane per ricordare che, quando lui stava all'asilo, ci fu chi tentò di bloccare il processo democratico di cui si faceva portavoce, tra gli altri, anche quel Pci di cui immagino Esposito abbia sentito parlare, associandolo ai crimini delle Brigate rosse. Anche lì si parlò - corsi e ricorsi della storia - di "mandanti morali" del terrorismo. E la questione allora era molto più ambigua. Ma, ben più che oggi, tutti i partiti fecero muro contro la violenza, senza ammiccamenti. E senza ridicolazzarsi confondendo omicidi e spettacoli musicali. A quei tempi c'erano musicisti che simpatizzavano con la sinistra cosiddetta "extraparlamentare", figuratevi un po'. Ma nessuno, né nel Pci, né nella Dc, e neppure negli ambienti della destra, si sognò di indicare tra i "mandanti morali" o i "cattivi maestri" dei terroristi neppure quel tipaccio, tale Guccini, che cantava senza vergogna "trionfi la giustizia proletaria". I politici italiani dell'epoca non erano farina per fare ostie, ma, triste ammetterlo, erano più seri. Avevano, se non altro, il senso del ridicolo. Ve li immaginate, Berlinguer o Fanfani che accusano Claudio Lolli di essere un "cattivo maestro" di Prima Linea? E direi di più: ve li immaginate quelli di Prima Linea che si scelgono Claudio Lolli come maestro? Gli unici che escogitarono una trovata equiparabile a quella di Esposito furono i burloni de "Il Male", giornale satirico diretto dal grande Vincino. Nel 1979 "Il Male" uscì in edicola con le false prime pagine di "Paese Sera", "Il Giorno" e "La Stampa" che annunciavano l'arresto di Ugo Tognazzi "capo delle Brigate rosse". Ugo Tognazzi, lo dico perché mi pare che qui qualcuno sia nato ieri, era un celebre attore comico. E a quei tempi i comici non facevano i politici: c'era ancora la separazione delle carriere.
Tognazzi, uomo spiritoso, era complice dello scherzo, e non querelò quelli del "Male".
Non mi risulta però che Mannoia, Caparezza, e gli altri artisti chiamati indirettamente in causa dal nostro novello Vincino fossero consenzienti. Quindi spero che querelino per diffamazione Esposito. Come giustamente Esposito ha denunciato gli ignoti che lo hanno minacciato. E' un dovere civico, il loro. Nei confronti di se stessi, ma anche della società. Va fatto per ristabilire l'ordine democratico. Sarebbe ben grave se, intimidito da minacce o calunnie, qualcuno smettesse di sventolare pacificamente le proprie bandiere, per qualsiasi causa ritenga giusta.
P.S. Due sommessi suggerimenti a Esposito:
1) Come senatore della Repubblica, quando vuol dire che qualcuno non capisce un cazzo, dica: "Non è informato sui fatti". Certe espressioni da trivio le lasci a noi rozzi bovari.
2) Non definisca Caparezza "il capellone pugliese che piace ai giovani": dà l'impressione di avercela con i "capelloni", con i pugliesi e con i giovani. E poi "capellone" non lo dice neanche più mia zia.

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