Passa ai contenuti principali

BREVE CORSO D'EDUCAZIONE (ANCHE CIVICA) PER DIPENDENTI MALMOSTOSI

La celebre e sempre attualissima vignetta di Forattini: Berlinguer prende il té in vestaglia, infastidito dal  rumore di una manifestazione di operai
Leggo su giornali e Fb sapidi commenti sulla "marcia delle madamin": le quali madamin, va detto, non avendo esperienza di proteste di piazza, la servono sul piatto d'argento quando si preoccupano del dress code ("Per gli abiti è gradito l'arancio energizzante: anche solo un tocco farà fare a tutti un bel figurone"). Vabbé, in effetti è fantastica.
Poi ci sono i cafoni che bollano i manifestanti come "disperati e anziani disinformati", e a quelli lì vien solo da rispondere che disperati saranno gli anziani loro, ad avere dei figli così. Il bello di 'sti leoni da tastiera è che poi si scusano: si sa, le scuse sono un rito sociale, e intanto loro la minchiata l'hanno scritta, mostrandosi per quel che sono. 
Badate: questo a prescindere dai motivi della protesta, che non mi emozionano e non sono qui oggetto di dibattito. 
Zittiti i cafoni, comunque, il perculamento ci può stare. Nello scontro fra opposte opinioni è lecito, e in ogni caso preferibile alle bastonate. 
Ma non funziona così se il perculatore è un pubblico amministratore. Un consigliere comunale. Un eletto (e stipendiato) dai cittadini. 
Si dà il caso infatti che nel novero dei cittadini elettori e contribuenti rientrino anche le madamine, gli anziani e persino (ma guarda che strano!) i disperati e quelli del tocco d'arancio energizzante. E pure le categorie produttive che manifestano il loro malcontento contro gli amministratori eletti (e stipendiati).
A me non mi interessa chi ha torto e chi ha ragione, in simili contese; né se le motivazioni sono nobili o dettate da interessi di bottega. Ciò che importa è anche i manifestanti sono cittadini ed elettori e contribuenti, con pari diritti e pari dignità di quelli che non manifestano.
E a questo punto mi corre l'obbligo di ricordare ancora una volta ai pubblici amministratori d'ogni schiatta e colore che le tasse pagate (mi auguro) dai cittadini ed elettori servono, tra l'altro, a remunerare il lavoro che (mi auguro) i pubblici amministratori eletti svolgono nell'interesse (mi auguro) di tutti, e non soltanto di quelli che la pensano come loro. E ricordo a lorsignori che, in quanto nostri dipendenti e rappresentanti remunerati, non si possono prendere certe libertà con chi rappresentano, e li paga. 
L'elettore ha il pieno diritto di essere scontento dell'eletto; e non viceversa. L'eletto è al servizio dell'elettore; e non viceversa. L'eletto è tenuto ad ascoltare l'elettore; e non viceversa. L'eletto è tenuto a rispettare sempre e comunque l'elettore; e non viceversa. Mi rendo conto che non è un rapporto alla pari: ma se a lorsignori non piace, sono liberi di dimettersi. Come privati cittadini avranno piena facoltà di esercitare la loro pungente ironia contro chiunque gli stia sui corbelli.
A differenza del privato cittadino ed elettore e contribuente che non elemosina consensi e vive del suo, i pubblici amministratori eletti non hanno il diritto di perculare nessuno, a parte i loro colleghi d'opposta fazione: tra di loro sono liberissimi di rompersi le corna, coprendosi di miseria nel kindergarten denominato "Sala Rossa". Anche per questo (purtroppo) li paghiamo. 
Ma, per cortesia, i rinfaccini da asilo Mariuccia, i sorrisetti di scherno, le intemerate della mutua, gli anatemi di stocazzo, li riservino ai loro colleghi politici; e semmai, se proprio ci tengono, ai propri cari. Non si prendano certe libertà con chi li paga - sottraendone molti a un destino di disoccupazione e stenti - e pretende di essere rappresentato da dipendenti efficienti e rispettosi, e non da istrioni d'avanspettacolo inutili e insolenti.

P.S. Pro-memoria per le masse. Qualcuno ricorderà ancora Paolo Pillitteri, il sindaco di Milano che inveì contro un gruppo di manifestanti urlandogli "fascisti" e "straccioni" (qui c'è il video).  Non so se quelli erano davvero fascisti e straccioni. Ma so per certo che cosa capitò poi a Pillitteri.


Commenti

  1. Condivido in toto quello che ha scritto. Purtroppo questi non sono malmostosi, sono solo dei maleducati e non sanno nemmeno quale sia il loro ruolo né, come ricorda lei, che sono da noi stipendiati. Almeno un minimo di rispetto dovrebbero averlo, anche se andiamo contro le loro prese di posizione. P.s. non sono una disinformata, né disperata, né anziana, né una madamin.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...