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NUOVI ORIZZONTI DELLA SATIRA: IL POTERE CHE PERCULA


A giudicare dalle foto che vedo on line, stamattina in piazza Castello c'erano un po' più di 502 persone.
Così, mentre in piazza Castello vengono al pettine i nodi irrisolti in piazza Palazzo di Città, mi rileggo con il senno del poi le disinvolte esternazioni della vigilia di certi nostri dipendenti insoddisfatti del comportamento di noi cittadini.
Non paghi degli sberleffi già ammanniti ai loro datori di lavoro tramite Facebook, adesso i fenomeni si bullano di essere dei talenti satirici. Uno lo rivendica pure su Fb (in un post che adesso, purtroppo, non è più pubblico bensì visibile soltanto agli amici e agli amici degli amici): era satira, non l'avevate capito? Boh, di solito la satira la fa la gente contro il potere. Non il potere contro la gente. Se uno ci ha il culo al caldo in un palazzo del potere, mi sembra stravagante che pretenda pure di perculare i cittadini che lo mantengono, sbeffeggiandoli o magari imitando pesantemente la cadenza della lingua locale.
Inoltre si presume che il signore con il culo al caldo in un palazzo del potere non sia un cabarettista, o almeno non lo sia più; ci si illude che sia serio, o finga di esserlo. Cioé, se quello che ha il potere ci dice che siamo dei piciu, noi - forse perché siamo piciu? -crediamo che lo pensi davvero. Non che poi salta su a dire "ma no, scherzavo, eddai, ridi!". Non fai ridere nemmeno per un cazzo. Sappilo.
L'impossibilità di esercitare liberamente la propria sbarazzina vis satirica è uno degli inconvenienti insiti nell'esercizio del potere. Per sua sfortuna il potere, a meno di non essere dittatoriale, al giorno d'oggi è costretto a fingersi democratico e trasparente, e sottostare a limitazioni e obblighi formali piuttosto fastidiosi - tipo non insolentire (né satireggiare) i cittadini elettori contribuenti - che non toccano invece ai comuni mortali. Lacci e lacciuoli ai quali, tuttavia, ci si può agevolmente sottrarre: si scrive una letterina di dimissioni, si saluta la bella compagnia e si torna liberi. Soluzione che caldamente consiglio a lorsignori.
Colgo comunque l'occasione per scusarmi con quel consigliere che ha ritenuto di fare "satira" anche sul modo di parlare di noi anziani e disperati torinesi: purtroppo, per pagare la mia parte del balzello destinato ai suoi compensi, ho dovuto risparmiare sul corso di dizione che mi avrebbe liberato dalla cadenza piemontese della quale vado fiero ma che tanto sollazza il fine dicitore dalla voce ben impostata. Chiedo scusa a vossìa, ho la sfortuna di essere nato in questa città. Nella prossima vita tenterò di nascere da un'altra parte. Così potrò porgere ai satirici d'ogni dove un saluto più smart del sabaudo "cerea, e c'as fasa furb, ca l'è grand".

Aggiornamento: abbiamo un'altra irriconoscente

Scrive su Fb la consigliera Maura Paoli" In piazza quest'oggi c'è la rassegnazione di persone che hanno reso una barzelletta il nostro paese e che, mentre il mondo evolve, cercano di difendere tristemente ciò che per loro è il migliore dei mondi possibili. Nonostante questo andiamo avanti anche per loro. Non vi lasceremo affogare".
Maura Paoli, 33 anni, diplomata ITS, stipendiata da tutti i cittadini elettori e contribuenti, bolla una parte consistente dei suoi benefattori come "persone che hanno reso una barzelletta il nostro paese". Un po' più di rispetto sarebbe dovuto a chi ti paga uno stipendio che ti svolta la vita.
Senza aprire un dibattito su chi renda una barzelletta il paese.

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