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FONSATTI: LA DEROGA PER I TEATRI E' QUESTIONE DI ORE

La Trinità dello Stabile Vallarino Gancia, Binasco e Fonsatti
Forse ci siamo. Stamattina, a margine della videoconferenza stampa dello Stabile, il direttore Filippo Fonsatti mi ha pubblicamente confermato che la Regione è "determinata" a derogare anch'essa - come tutte le altre regioni del Nord - al limite tassativo e inutilmente penalizzante dei duecento spettatori in teatro. Fonsatti mi conferma che il presidente Cirio e l'assessore Poggio stanno occupandosene, hanno avuto un confronto positivo con il prefetto e aspettano soltanto i pareri tecnici, poi il presidente potrebbe emanare il decreto di deroga, "anche nelle prossime ore".
Beh, Fonsatti è un inguaribile ottimista, non prendete per vangelo il suo "poche ore". Consideratelo un modello di positive thinking. In concreto temo che la tireranno per le lunghe, terrorizzati come sono di compiere un altro passo falso. Però piacessaiddio che si sbrigassero... 
Sarebbe sprecato, un cartellone come quello che ha preparato lo Stabile per quest'inizio di stagione, se poi al Carignano ci potessero entrare soltanto duecento persone. Insomma, c'è la prima mondiale del nuovo lavoro di Harif Kureishi (quello del "Budda delle periferie"); c'è Baricco che riprende il suo "Novecento" (e per amor di Torino si sottopone al tour de force di una settimana di repliche, lui che più di una o due al mese si rifiuta di farle...); ci sono Paravidino che rilegge "L'Opera da tre soldi" con la complicità di Rocco Papaleo, e Binasco che apre la stagione con quello "Sguardo dal ponte" fermato dal lockdown prima della prima. E tante altre cose belle, che come tutte le cose belle meritano di essere godute da tanti.
Cartellone ricco e - faccio notare a Fonsatti - che non si paga certo con duecento biglietti a sera. Però lo Stabile, aggiungo malignetto, se ne può fregare, tanto ci ha i fondi pubblici... Quelli che stanno nella palta sono i teatri privati, che a queste condizioni manco apriranno.
Il felpato Fonsatti ne conviene, però aggiunge una notizia da libro Cuore: quest'anno il bilancio del Tst chiuderà in pareggio grazie anche alla generosità di tanti spettatori che hanno rinunciato a chiedere il rimborso dei biglietti non utilizzati causa lockdown, sicché lo Stabile si è ritrovato un discreto tesoretto prezioso in tempi così grami.
Ad ogni modo, Fonsatti in quanto presidente di Federvivo ha ben presente il problema: problema degli altri, dei privati, ma anche suo. Con le attuali norme insensatamente rigide manco si parla di aprire il Gobetti e le Fonderie Limone, che oggi avrebbero un'agibilità rispettivamente di 80 e cento persone. Ma Fonsatti appare fiducioso in un intervento rapido della Regione. Purtroppo alla videoconferenza era assente la Poggio, sennò chiedevo lumi pure a lei. Capisco le cautele e le prudenze, ma qui il tempo stringe: senza un quadro decentemente chiaro, i teatri privati non possono neppure arrischiarsi a programmare una stagione che manco sanno se ci sarà. E neanche lo Stabile è messo benissimo, visto che prudentemente il cartellone per ora arriva soltanto alla fine dell'anno. Il futuro resta un'ipotesi.
Così come resta un'ipotesi (aggiungo per completezza) il passaggio di Fonsatti alla direzione del Piccolo di Milano. Detto per inciso, l'arietta che tira da quelle parti è persin peggio che da noi: finirci in mezzo sarebbe un passare dalla padella alla brace. Comunque a precisa domanda Fonsatti si limita a confermare ciò che tutti sapevano, ovvero che l'hanno invitato a partecipare al bando e lui "non si è potuto esire", ma per il momento niente è deciso e lui pensa soltanto allo Stabile di Torino.
Avete presente i calciatori quando si circolano voci sul loro trasferimento ad altra squadra? Ecco, uguale.

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