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CASO PASQUARETTA, CHIARABELLA SCAGIONATA: GLIELA FACEVANO SOTTO IL NASO

Jean Jouvenet (1644-1717): "Il trionfo della Giustizia"
La notizia è di ieri: il gip ha accettato la richiesta di archiviazione per l'Appendino che doveva rispondere di concorso in peculato nell'inchiesta sulla consulenza affidata al suo ex portavoce, Luca Pasquaretta, dalla Fondazione per il libro. Un incarico da 5 mila euro, poi restituiti, che il pitbull aveva ricevuto, quando nel 2017 era il fido portavoce e factotum di Appendino, per un'attività al Salone che, secondo l'accusa, non avrebbe svolto.
Chiarabella ha sempre sostenuto di non saperne nulla, di non aver avuto nessun ruolo nell'affidamento di quella consulenza, e che i suoi l'avevano sempre tenuta all'oscuro. Per dimostrarlo ha esibito ai magistrati una chat del 5 maggio 2018, fortunatamente conservata sul suo telefonino, dalla quale risultava che la notizia della consulenza l’aveva sorpresa e fatta arrabbiare: "La cosa grave di questa storia è che io non ne sapessi nulla. E soprattutto che tutti sapessero che io ero contraria", chattava la nostra. Vien fatto di domandarsi come sia possibile essere contrari a ciò che non si sa: ma non sottilizziamo, de minimis non curat praetor.
Mi rallegro con la scagionata, che può così dichiarare: "L'archiviazione conferma la mia estraneità ai fatti. Ho sempre offerto massima collaborazione e piena disponibilità agli inquirenti, convinta che la verità, prima o poi, sarebbe emersa".
Magnifico. Torna la felicità in paese.
Mi corre tuttavia l'obbligo di ricordare ancora una volta quanto scrivevo sul blog il 21 maggio 2017, a Salone ancora in corso: "Il rischio è che, superata l'emergenza, ciascuno vada per la sua strada, inseguendo i suoi piccoli commerci bottegai. A cominciare dalla distribuzione degli strapuntini agli amichetti della parrocchietta. Mi risulta già almeno un tentativo ad opera, oltretutto, di quelli che certe cose per principio non le fanno. L'operazione è stata elegantemente stoppata dalla Fondazione per il Libro". 
In realtà la confidenza che avevo raccolto era più circostanziata, e riguardava un tentativo "esterno" di imporre l'assunzione di "qualcuno" al Salone del Libro: tentativo che dal Salone avevano deviato in corner. Magari - ipotizzo io - con il contentino di una consulenza, considerata forse il minore dei mali.
Mi limitai al mio dovere di cronista, riferendo i fatti che avevo appreso, senza far nomi. Sicuro però che in Comune chi aveva i mezzi e il dovere di vederci chiaro avrebbe approfondito la vicenda. Non accadde nulla. 
Ma queste sono chiacchiere, e le chiacchiere stanno a zero. I magistrati hanno appurato i fatti e deciso secondo giustizia. Chiarabella non ne sapeva niente.
Guardate che non sono un detective molto abile: ciò che sapevo io lo sapevano praticamente tutti, al Salone. Meno lei. 
Mezza città spettegolava su Pasquaretta e il suo "incarico", ma quando lei si avvicinava quei maledetti marrani cambiavano discorso. 
C'erano funzionari civici che redigevano i documenti per la consulenza, stretti collaboratori dall'occhio sempre vigile, assessori che bazzicavano il Salone, eppure Chiarabella - acuta osservatrice della realtà - non subodorava nulla.
La tenevano all'oscuro, i cattivoni.
E sapete una cosa? Io le credo. Non sto scherzando. Le credo davvero. Le credo perché è ormai assodato che a Chiarabella gliela fanno sotto il naso come e quando vogliono. Lei vive nel suo mondo di panna montata mentre gli infìdi collaboratori che lei stessa s'è scelta ne combinano di cotte e di crudeIn quattro anni e pussa, da piazza San Carlo al Regio, un giulebbe di danni provocati da loschi felloni che la sventurata si è messa in casa. Le serpi in seno.
E' la solitudine del potere, storia vecchia: tu stai sul trono, e i malignazzi ti fanno le sghergne appena non guardi.
Sì, io credo a Chiarabella. Ma cosa pretendete da lei, povera anima? Che sappia e veda tutto? Che diriga, sorvegli e controlli? Per chi l'avete presa? Per un vigile? O per un sindaco?

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