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DIGLIELO TU, CHIAMPA, ALLA CONTICELLONA: MAGARI A TE DA' RETTA

Affettuosità elettorali fra il Chiampa e Conticellona: il saggio Sergio riuscirà a spiegare a Nadia la cappella che s'è fatta?
Caro Chiampa, perdonami se ti coinvolgo in una faccenda che non ti riguarda direttamente: ma mia nonna diceva sempre che bisogna parlare a nuora perché suocera intenda, e tu mi sembri la persona più adatta per risolvere una questioncella che rischia di degenerare nel grottesco. Insomma, c'è questa faccenda del "patrocinio a sua insaputa" che sta facendo ridere mezza città (l'altra metà è lievemente incazzata). Non sto a riassumertela: per tua comodità metto qui i link ai post "Cinque cervelli per una minchiata", "Cervello 6 sulle barricate" e "Minchia Marry, sei troooppo artistico" che raccontano per filo e per segno come a Torino riusciamo a renderci ridicoli con agilità più che scimmiesca. Premetto comunque che il problema - per quel che ti riguarda - non sta nell'operato dei Cervelli dal numero 1 al 6: io posso personalmente considerare alcuni di essi - o anche tutti, non importa - degli emeriti imbecilli, però resta una mia opinione privata e forse sbagliata, magari l'imbecille sono io. Comunque i sullodati Cervelli hanno mancato  più sul piano del QI che su quello della buona amministrazione - a parte il Cervello 5, cui spettava comunque l'ultima parola sulla richiesta di patrocinio tramessa dalla Circoscrizione 6.
Ma la grana peggiore riguarda purtroppo una tua cara amica: definisco così Nadia Conticelli, presidente della Circoscrizione 6, che siede pure in Consiglio regionale perché tu - proprio tu, e non credo con un fucile puntato alle spalle - l'hai voluta nel tuo listino bloccato, quello che garantisce comunque il cadreghino in Regione. Desumo che, avendola voluta, consideri Nadia Conticelli una donna di grande talento e grande intelligenza. Ciò rende ancor più incomprensibile la reazione di Conticellona nostra alla sesquipedale cappella che ha combinato approvando la richiesta di patrocinio della famigerata mostra Lgbte senza controllare di che cosa si trattasse e come sarebbe stata pubblicizzata. Questa omissione di controllo - un  peccato capitale, per un pubblico amministratore - ha causato alla giunta del povero Filura Fassino (che ha già tanti grattacapi di suo) un danno d'immagine enorme. A dircela con parole schiette, come piace a noi, hanno fatto la figura dei coglioni.
Sulla bacheca Fb di Conticelli l'immagine à stata postata il 30 agosto
Aggiungo, per completezza dell'informazione, che in realtà la Conticelli aveva già avuto occasione di ammirare il "capolavoro" contestato almeno fin dal 30 agosto - prima quindi che scoppiasse il casino - perché era stato postata sulla sua bacheca Facebook dagli organizzatori della mostra. E mi risulta che la tecnologica Nadia non si separa mai dal suo fido tablet. Ma evidentemente l'immagine in questione allora non l'aveva minimamente turbata.
A merdone ampiamente esploso, invece, davanti alle disastrose conseguenze dalla sua superficialità e faciloneria la Conticellona ammette con disarmante e sbarazzina noncuranza di "essere stata tratta in inganno dalla sigla": credeva - spiega - che si trattasse di una mostra di arte gay. Una minchiata talmente spropositata che ti farei torto a spiegartene le implicazioni. E, dulcis in fundo, la sventatella pensa - insomma... - di chiudere l'incidente dicendo "Mi dispiace".
Chiampa mio, ma anche da voi si sono bevuti tutti il cervello? Tu e io abbiamo ormai una certa età, e veniamo da un'epoca in cui valeva il detto "chi sbaglia paga". In politica, soprattutto, quando si tratta di amministrare una comunità che ci viene affidata, e che merita attenzione e rispetto massimi.
Amministrare significa non dover mai dire "mi dispiace". "Mi dispiace" posso dirlo io se ti rompo la teiera di zia Adalgisa, o al limite se ti frego la ragazza. Ma la credibilità di una pubblica amministrazione non è la teiera di zia Adalgisa. A parte che non la rappezzi con il bostik, riguarda persone, aspettative, bisogni e speranze: e dev'essere tutelata con la più occhiuta vigilanza. Altro che farsi trarre in inganno da una sigla.
Questo principio, valido sempre, è ancor più perentorio oggi, davanti al disprezzo di tanti cittadini nei confronti della politica. Un disprezzo pericolosissimo, che si può curare soltanto offrendo modelli di comportamento rigorosi. Per l'appunto, chi sbaglia paga. Ovvero, si dimette dal ruolo in cui ha dato prova di inadeguatezza. Non è una tragedia: la Conticellona sopravviverà anche senza lo strapuntino di presidente della Circoscrizione 6. Potrà continuare la sua opera in Regione (almeno fino alla prossima cappella), intascando il relativo compenso.
A questo punto, Chiampa de mi corazòn, mi domanderai perché queste cose le racconto a te. Semplicemente perché le ho già dette - a mezzo blog - alla diretta interessata. La quale non ha fatto un plissé. Immagino che mi consideri una sorta di giullare, o un vecchio idiota che ha del tempo da perdere. Peggio ancora: un semplice e privato cittadino, non un alto papavero del suo partito. Quindi, chissenefrega. Figurarsi se mi dimetto - avrà pensato l'astuta Nadia - perché lo dice Gabo.
No, Nadiuccia. Non ti devi dimettere perché lo dice Gabo. Ti devi dimettere perché lo dicono il buon senso,  la logica politica e la dignità dei cittadini, delle istituzioni e di te stessa. Non importa se consideri il tuo un "piccolo errore". Non lo è: è un sintomo inquietante di come tu affronti la responsabilità che ti è stata affidata. Da sanfasonnista, avrebbe detto mia nonna. Con faciloneria e supponenza, traduco io.
Ecco, caro Chiampa, il succo della mia lunga e affettuosa lettera. Diglielo tu, a Nadia. Prendila benevolmente sotto braccio, e spiegale che cos'è la politica e come in politica i minimi segnali abbiano enorme importanza. Dille che il suo piccolo sacrificio frutterà molto alle istituzioni, perché rassicurerà i cittadini, la gente comune che, se sbaglia sul lavoro, oggi - in tempo di disoccupazione e precariato dilaganti - rischia di ritrovarsi in mezzo a una strada in un battibaleno.
Faglielo capire tu, a Nadia tua, che non è più tempo di atteggiamenti sprezzanti, di chissenefrega e di autoassoluzioni. I cittadini - i vostri datori di lavoro - pretendono dai propri dipendenti gesti nobili e responsabili, esempi di umiltà, serietà e coerenza. Il vostro mentore Renzy lo ripete tutti i giorni che dio manda in terra. Se Nadia non lo vuol fare per noi, per i suoi datori di lavoro, lo faccia se non altro per il suo capintesta. Ma lo faccia soprattutto per se stessa: perché tracciando una piccola, semplice firmetta sotto una letterina di dimissioni Nadia Conticelli potrà essere, almeno per un giorno, ciò che non è mai stata: una grande politica nel senso più alto del termine.
P.S. Già che ci sei, caro Chiampa, spiega pure a Nadia - che non mi conosce come mi conosci tu - che io sono un famigerato rompicoglioni, capace di attaccarsi a questa storia come una cozza allo scoglio, e di tirarla avanti per mesi. Tu sai che non lo faccio per tigna, né cattiveria. Però lo faccio. Perché credo che anche le piccole cose possano generare alti risultati, e che se vogliamo migliorare la politica, da qualche parte bisogna pur cominciare.
Stammi bene, e buon lavoro
Il tuo sempre affezionato Gabo

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