Passa ai contenuti principali

IL PAPIRO DI ARTEMIDORO: FORSE E' UNA PATACCA, DI SICURO SARA' UN SUCCESSO

Disegni su un frammento del papiro di Artemidoro. Mah...
Sono in estasi: oggi ho assistito a un autentico capolavoro del pragmatismo sabaudo. Sapete la storia del papiro di Artemidoro, no? E' un insieme di frammenti papiracei di varie dimensioni, per una lunghezza di circa 2,5 metri, con una serie di testi e disegni. Ritenuto proveniente dall'Egitto romanizzato a cavallo dell'era Volgare, fu acquistato una decina d'anni fa a caro prezzo (due milioni e 750 mila euro) dalla Compagnia di San Paolo: esposto nel 2006 in pompa magna a Palazzo Bricherasio, scatenò la polemica di Luciano Canfora che affermò trattarsi di un falso dell'Ottocento. Da quel dì, gli studiosi non hanno fatto che discutere, insultarsi e smentirsi reciprocamente. Io mi limito a linkarvi wikipaedia, dove trovate un bel po' di rimandi ad altri siti. Se fate una piccola ricerca su Google con le parole "papiro Artemidoro", trascorrerete un'appassionante serata di letture degne di Indiana Jones, tra articoli pro e articoli contro. D'altra parte, pensate alle teste di Modigliani: se i maestri del Black&Decker non si fossero autodenunciati, gli esperti d'arte sarebbero ancora qui a stracciarci i santissimi con le loro diatribe...

In mostra al Museo Archeologico

Detto questo, e aggiunto che a me - che non capisco niente - lo stile dei disegni  ricorda tanto - più che l'Egitto del primo secolo dopo Cristo - le stampe popolari di metà Ottocento, resta il problema: il papiro c'è, autentico o patacca che sia, e con quel che è costato qualcosa bisogna pur farne. La Compagnia di San Paolo lo ha affidato in comodato al Museo Archeologico di Torino, che da oggi lo espone con tutti gli onori - e anche le cautele - del caso. Niente cialtronate, insomma: l'esposizione è accompagnata da ampia documentazione audiovisiva in cui si raccontano fatti e misfatti, dubbi, certezze e polemiche. Nessuno si azzarda a dire una parola definitiva. Però l'oggetto di per sé è affascinante, e si aspettano visitatori a carrettate. Qui sta il pragmatico colpo di genio. Il papiro di Artemidoro in un primo tempo era destinato all'Egizio. Ma figuratevi se quegli snob si prendono a carico una possibile patacca, con tutti i capolavori che possiedono. C'è una logica, no? Attirano già seicentomila visitatori all'anno con tesori incontestabilmente autentici: che se ne fanno d'un falso, seppur presunto?

Basta che funzioni. E funzionerà

Il Museo Archeologico, invece, è sempre stato sfigatello. Ci andava nessuno, prima: benché possieda collezioni che meriterebbero la visita. Peccato che siano poco glamour. Adesso l'hanno ristrutturato benissimo - sempre con i soldi della Compagnia di San Paolo - e l'hanno inserito nel Polo Reale. Ma il rischio che continui ad andarci nessuno, c'era. Sinceramente, chi ha mai sentito citare Torino per lo splendore del suo Museo Archeologico? Ed ecco il colpo di genio. Il papiro di Artemidoro. Autentico o patacca che sia, è una superstar: i professoroni hanno occupato con le loro baruffe le pagine  culturali di mezzo mondo, ci hanno fatto convegni e dibattiti, si sono sfanculati a mezzo stampa e tv. Insomma, ne hanno combinate di ogni. E poi ha una storia affasciante, il papiro: anzi, due storie affascinanti, sia quella raccontata dai partigiani dell'autenticità, sia quella ricostruita dai sostenitori della tesi del falso ottocentesco. Insomma, il papiro di Artemidoro ha tutti i crismi del fenomeno mediatico. I misteri piacciono sempre. Acchiappano.

Falsi di successo

In fondo, a pochi metri dalla sala che ospiterà il papiro di Artemidoro, un altro reperto misterioso - per taluni autentica reliquia, per altri falso medievale - attira da secoli folle di visitatori. Funzionerà anche il papiro di Artemidoro. Si potrebbero anche creare appositi itinerari, sfruttando la vicinanza dei due singolari reperti: itinerario dell'autentico, per chi crede; itinerario della patacca per gli scettici. Con facoltà di intrecci, perché credere nell'autenticità di uno dei reperti non implica analoga fede riguardo all'altro.
Di sicuro il papiro, patacca o non patacca, sarà un successo che manderà in orbita il rinato Museo Archeologico. E ne saremo tutti  molto felici.

Orari e informazioni

Ad ogni  modo: il Museo Archeologico è aperto dal martedì al sabato dalle 9 alle 19.30; la domenica dalle 14 alle 9.30 (ultimo ingresso ore 18; biglietteria unica del Polo Reale di Torino presso Palazzo Reale – piazzetta Reale). Per quest’anno tutti i venerdì apertura prolungata del Polo Reale sino alle 21.30 (ultimo ingresso ore 20); per info www.piemonte.beniculturali.it
E prenotate: scommetto che per vedere "il misterioso reperto" ci sarà la coda.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CHI TIRA TARDI AL MERCATO DELLE NOMINE

Un'altra settimana è andata, il Museo Egizio è ancora senza il nuovo Cda, e a tirare troppo la corda si rischia il commissariamento. Come scrivevo la settimana scorsa , il Consiglio d'amministrazione uscente è scaduto lo scorso 15 settembre e quello nuovo non può insediarsi perché incompleto: quattro dei cinque soci (Mic, Comune e le due fondazioni) hanno già indicato i propri rappresentanti, ma la Regione no. Mentre il presidente Cirio fa lo splendido in Giappone magnificando le nostre «eccellenze culturali», a Torino la sua maggioranza – lo scontro è tutto interno al centrodestra - s'accapiglia al gran mercato delle poltrone, e non riesce «a trovare una quadra» - parole loro – per dare una governance all'eccellenza culturale del Museo Egizio. Fossero almeno capaci di spartirsi la torta con un minimo di buona creanza. E qui parliamo di incarichi senza compenso: non oso immaginare quando ci sono in ballo stipendi e prebende. Ma l'indegna gazzarra deve finire in fret...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...